Voto: 








su 10
Titolo: Hunger Games
Autore: Suzanne Collins
Trad.: F. Paracchini & S. Brogli
Editore: Mondadori (Collana: Chrysalide)
Pagine: 369 Formato: Rilegato
Prezzo: 14,90€
Isbn: 9788804621614
Trama: Quando Katniss urla "
Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience.
Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta.
Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.
Hunger Games è un libro unico che combina straordinariamente azione, amore e amicizia. È un pugno nello stomaco, una storia che lascia aperte molte inquietanti domande.
L'autrice:
Suzanne Collins, vive nel Connecticut con la famiglia e due gatti selvatici. La sua saga più famosa,
Hunger Games, tradotta in 40 paesi, negli Stati Uniti ha raggiunto i 50 milioni di copie vendute.
Un vero caso editoriale, tanto che la rivista "Time" ha nominato Suzanne Collins tra le 100 più influenti personalità della cultura.
Recensione: Ebbene sì...sono caduta anche io preda degli
Hunger Games e come molti ho subito il fascino di questa storia distopica.
Prima di iniziarne la lettura ero piuttosto scettica dato che di solito ciò che tutti amano alla follia a me non piace particolarmente ed anche perché mi sono trovata di fronte ad uno dei rari casi di narrazione in prima persona alla quale non sono molto abituata. Tuttavia mi sono bastate poche pagine per capire che in realtà non mi sarei più allontanata dalla storia. Ho addirittura tirato avanti fino alle 3 o le 4 di notte pur di non lasciare sola Katniss nell'arena.
Si...insomma...crea dipendenza.
Il merito va ad uno stile di scrittura semplice e scorrevole nonostante il libro sia principalmente descrittivo, e quindi dove il dialogo è ridotto all'essenziale.

La narrazione in prima persona da parte della protagonista è molto coinvolgente e devo dire che l'ho apprezzata particolarmente nei suoi passaggi più delicati. Nei momenti in cui deve descrivere il proprio scenario distopico non lancia delle nozioni a caso, ma sono sempre collegati a situazioni vissute da Katniss o a suoi ricordi. Proprio perché la narrazione avviene in prima persona mi sembra superfluo dire che la protagonista femminile è ben delineata con la sua forza e le sue debolezze. Risplende soprattutto grazie a queste ultime. Nonostante la caccia sia il suo pane quotidiano non si veste da supereroe (oddio...forse la tuta termica potrebbe ingannare), di fronte agli Hunger Games è una preda come tutti gli altri forse semplicemente un po' più abile nel procurarsi il cibo.
In realtà tutti i personaggi, anche chi purtroppo compare brevemente, si è conquistato il suo piccolo posticino nella memoria perché tutti danno anche un solo piccolo pezzo di sé, dei propri sentimenti e della propria vita.
Mi spiace spezzare questo elogio, ma devo anche ammettere che le vicende sono abbastanza prevedibili, se non tutte almeno quelle principali, però sono i colpi di scena che fanno la differenza. Sono dei piccoli raggi di imprevedibilità che penetrano in uno schema ormai troppo familiare. Un triangolo, la possibile coppia che sopravvive a tutto ed il cattivo per eccellenza in contrapposizione ad una ragazza che in fin dei conti non può inimicarsi il pubblico perché non è mai
costretta ad uccidere come tutti gli altri tributi, o se lo fa accade per pietà o per reazione.
Tuttavia è la voglia di correre comunque subito in libreria a comprare il seguito di questa trilogia che mi ha definitivamente convinta ad attribuirgli un punteggio pieno.
Sia chiaro che non siamo di fronte ad un capolavoro, è una lettura leggera e come dicevo i suoi difetti li ha, ma comunque ha il pregio di portare una ventata di originalità nel panorama letterario attuale.

Non si tratta solamente di una distopia in cui la popolazione è sottomessa ad un'élite che viene contrastata da uno spirito ribelle, ma l'innovazione risiede nel fatto che per tenere a bada la collettività viene proposto un reality show. Gli Hunger Games.
I giochi della fame, della sopravvivenza e della morte. A quelli di Capitol City farebbe più comodo se li descrivessi come
giochi di speranza perché è ciò che offrono ai 24 tributi ed ai loro 12 distretti di appartenenza, la speranza che ci sia un sopravvissuto che possa tornare indietro e riabbracciare i propri cari. Poco importa se poi non sarà più la stessa persona, se impazzirà o non sarà più in grado di sopportare il peso di tanta sofferenza ed indugerà sull'alcool, perché sarà comunque vivo.
Ma cosa succede quando non accade tutto ciò? Quando il vincitore è in grado di far riscrivere le regole e di smuovere qualcosa di sopito nei vari distretti?
Spero di trovare la risposta nel prossimo libro (che sfortunatamente oggi non ho trovato in libreria T.T)!
Parliamo dell'adattamento cinematografico: Lo so...Mi inimicherò molti ma l'adattamento cinematografico di questo libro è il peggiore degli ultimi anni. Persino gli sceneggiatori di Harry Potter sono riusciti a fare di meglio nonostante le profonde lacune in tutti i film della saga. Probabilmente sono rimasta così delusa perché mentre leggevo il libro mi ripetevo quanto fosse semplice riportare l'intera storia, forse non i sentimenti più profondi di Katniss ma almeno le situazioni più superficiali ed allo stesso tempo ricche di significato.

In realtà il film è semplicemente un tributo a Katniss alla dea della caccia Katniss che fin dalle prime immagini dimostra essere la perfetta vincitrice delle Hunger Games. Segue il vento utilizzando le foglie secche, cammina sui tronchi con agilità, è concentrata sul proprio obbiettivo e determinata a portarlo a termine. Lo stesso accade nell'arena. E' vero, viene ferita ma con una pomatina magica si rimette subito in piedi. Come dicevo nel libro la protagonista è una preda come tutti gli altri ed anche lei come tutti ha delle difficoltà prima tra tutte nella ricerca dell'acqua, quasi muore di sete senonché inizia a comprendere i pensieri di Haymitch e riesce a mettere un piede davanti all'altro fino a trovare una fonte. Nel film, invece, le basta girarsi ed ogni suo problema viene risolto.
Mi ha fatto soffrire vedere che viene meno la complicità tra Haymitch e Katniss, manca la promessa da parte di lui di bere con moderazione nel momento in cui capisce di avere di fronte due ragazzi che probabilmente non gli spezzeranno il cuore per un altro anno. Ma probabilmente più di ogni altra cosa manca il mondo di Panem, con le sue tradizioni e le sue differenze.

Ad esempio chi vede solamente il film non potrà mai sapere perché Rue è così agile, qual'è la tipologia di pane che si mangia nel distretto 11 e soprattutto il tipo di vita dei suoi abitanti.
Nella sua trasposizione è ridotta all'osso anche la scena nella caverna, una parte importante del libro nel quale Katniss inizia a capire cosa realmente prova per Peeta nonostante non sia pronta ad accettarlo e tutto ciò viene tagliato a due miseri bacetti. E tu li chiami baci quelli?
Ma il mio cuore si è fermato molto prima, quando i tributi vengono presentati al pubblico. Non ho mai visto uno schermo verde peggiore di quello. Fiamme che più finte non si può. Mi chiedo come siano possibili effetti speciali migliori nei telefilm quando a rigor di logica il budget a disposizione è minore. Gli effetti si riprendono più avanti, quando Katniss volteggia nell'intervista, ma ad essere onesti la parte più importante era la presentazione dei tributi.

E' il momento in cui il distretto 12 finalmente brilla ed attira tutti gli sguardi su di se. E' il momento in cui viene presentata al mondo Katniss, la ragazza in fiamme. Ma mi spiace...E' semplicemente la ragazza alla quale hanno mal appiccicato addosso delle fiamme. Un vero peccato...
Il film è degno di nota solamente perché mostra il dietro le quinte degli Hunger Games, la sala della regia dove vengono controllate le mosse dei ragazzi così da ricordare costantemente che dietro tanta crudeltà c'è la mano dell'uomo. Un applauso però va fatto ai truccatori...quando Peeta dimostra le sue abilità di mimetizzazione il trucco è veramente realistico, sia nella sala dell'addestramento che nello stagno. Mi sarebbe però piaciuto sentire la battuta
Ehi, non pestarmi prima che Peeta aprisse gli occhi.
Sinceramente sono due ore perse, buone solo a ricordarsi ciò che avviene nel primo libro se si affronta il secondo a distanza di tempo.