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lunedì 14 ottobre 2013

Rubrica: Un albero di parole {11} Spera, Illegale, Hopefully e...

Buondì!

Oggi Una parola al giorno mi arricchisce veramente con la sua parola. Sono rimasta leggermente accigliata leggendo il significato di una parola che credevo fosse semplicemente la coniugazione di un verbo ed invece...
Non so se devo essere fiera di me stessa nel proclamare la mia ignoranza o se mi debba vergognare, mumble mumble...


Un albero di parole, è una rubrica creata da Me, Medesima, Me Stessa. Nato un po' per caso ed un po' per necessità, questo nuovo spazio giornaliero ha lo scopo di arricchire un vocabolario che va via via impoverendosi sempre più. Si sà, la speranza è l'ultima a morire.
E siccome la mia dipendenza da Telefilm mi ha portato ad avvicinarmi alla lingua inglese (più di quanto pensassi ù.ù), grazie al Ragazzini, ci sarà una parola anche in Inglese. Ad arricchire il tutto, infine, troverete in chiusura il film del giorno, perché queste sconosciute non sono solo le parole.

Una parola al giorno: Spera
Sillabazione: Spè-ra. Spera.
Significato: Sfera, in particolar modo sfera celeste del sistema tolemaico; disco, in particolare disco luminoso, con speciale riferimento al sole; specchio; riflesso; aspetto della carta controluce.
Dal latino tardo: [Spera] sfera, attraverso il latino classico: [Sphaera], dal greco: [Sphaira].
A differenza di "sfera", che vede il suo significato sempre ben ancorato alla figura geometrica solida, "spera", pur essendo, in principio, una variante della medesima parola, ha visto i suoi significati svilupparsi in modo ben più variegato ed ampio.
Dagli iniziali riferimenti alle sfere concentriche che, secondo il sistema tolemaico, costituivano l'universo, la spera è passata ad indicare il disco solare e i suoi raggi - e ancora oggi, con un gusto raffinato o un po' vetusto, si sente parlare delle ultime spere di sole della sera, della pallida spera del sole a oriente. Questa figura ha quindi poi aperto il significato di specchio, in quanto disco luminoso. Per metonimia (Figura retorica che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità spaziale, temporale o causale, usando, per esempio, il nome del contenente per il contenuto) ha poi acquisito anche quello di riflesso dato dallo stesso specchio.
È poi splendida la figura della spera in quanto aspetto di un oggetto diafano visto in controluce: si può parlare della spera, uniforme o nebulosa, della carta posta davanti a un lume, o della spera di un uovo fresco, che deve essere chiara, mentre un uovo guasto avrà una spera opaca. Dopotutto, una fonte luminosa, vista in trasparenza, tende sempre ad avere la forma sfumata di un disco.

Una parola dello Zingarelli al giorno: Illegale
Sillabazione: Il–le–gà–le. Illegale. (Aggettivo)
SignificatoChe è contrario alla legge. Procedimento, arresto, deliberazione illegale | Processo illegale: Che non era legislativamente esperibile nel caso concreto o che si è svolto con formalità non ammesse dalla legge.
Avverbio: Illegalmente.
Sostantivo Femminile Invariabile: Illegalità.
Sfumature:  Illegale - Clandestino – Nero – Sommerso.
Ciò che viene compiuto contravvenendo alla legge si dice genericamente illegale. Clandestino è invece ciò che, proprio perché illegale o comunque non conforme a divieti o a norme di comportamento codificate, viene compiuto in segreto; il termine si riferisce oggi soprattutto ad attività legate al gioco d'azzardo, alle scommesse, ai combattimenti fra animali e simili; in riferimento a persone, definisce chi soggiorna in un paese straniero senza averne il permesso. In quest'area di significati, nero si usa per indicare attività finanziarie o lavorative svolte in completa inosservanza della regolamentazione fiscale e previdenziale. Se riferito in particolare al lavoro, nero coincide con sommerso, che si usa per designare quelle attività economiche che sfuggono a ogni rilevamento e dunque eludono completamente i meccanismi di tassazione.

La parola del giorno del Ragazzini: Hopefully
Avverbio.
Significato1) Con (buone) speranze; fiduciosamente. 2) (Colloquiale) Si spera; se tutto va bene; come è auspicabile. Hopefully we'll get there in time; Se tutto va bene, arriveremo in tempo.

Il Morandini consiglia: Il pianista
DescrizioneGran Bretagna, Francia, Germania, Polonia. 2002. Genere: Drammatico Durata:148′ Fotografia: Colori Visione Consigliata: A Tutti. Voto Critica: 4 Voto Pubblico: 3
Recensione (Il Morandini 2013): Un pianista polacco ebreo vive per tre anni con la sua famiglia nel ghetto di Varsavia e un altro da solo – ramingo, impaurito, affamato. Sopravvive sino all'arrivo dell'Armata Rossa nel 1944 e riprende a suonare Chopin alla radio di Varsavia come faceva il 1° settembre 1939. Da Death of a City (1984), autobiografia di Wladyslaw Szpilman (morto nel 2000), sceneggiata da Ronald Harwood. Rifiutata la regia di Schindler's List offertagli da S. Spielberg, R. Polanski, vicino ai 70 anni, racconta la storia di un compatriota – che ha più di un aggancio con le sue esperienze di bambino ebreo a Cracovia durante l'occupazione nazista – con un film che, tra quelli recenti sulla Shoah, è “quello che meno ci riconcilia con la Storia e che meno usa il cinema nella sua chiave consolatoria” (E. Martini). La 1ª ora è di taglio corale (una famiglia, una comunità); la 2ª parte è la storia di un uomo ridotto a un topo in fuga da un mondo di assurdità kafkiana, la storia di una solitudine. Forse è la sua arte – la musica, il pianoforte – che gli dà la forza di resistere. Spiega, a ritroso, il cinema che Polanski ha fatto per 40 anni, le sue radici e gli incubi, con un costante controllo della materia narrativa e delle emozioni. Palma d'oro a Cannes. 3 Oscar: Regia, Miglior attore protagonista Adam Brody, Miglior sceneggiatura non originale.
AUTORE LETTERARIO: Wladyslaw Szpilman
Questa sera, su Iris ore 21:00.

Finalmente un film che ho visto, ed anche recentemente! Nonostante la seconda metà della prima parte mi abbia fatto venire un'angoscia allucinante (e vi spoilero solamente il povero vecchietto in sedia a rotelle che viene scaraventato giù dal balcone) non posso fare a meno di consigliarlo. Il mio voto si avvicina più a quello del pubblico anziché a quello della critica; Adam Brody come sempre è stupendo, ma, forse per smorzare un po' l'atmosfera, alcuni punti scenografici mi sono sembrati troppo statici per essere realistici e mettendo un po' il dito nella piaga la storia va a finire fin troppo bene per ciò che succede al protagonista. E' un adattamento di una storia vera perciò vado un po' cauta con la critica sull'integrità mentale del protagonista finché non leggerò il libro autobiografico da cui il film è tratto (e dal quale non sapevo fosse tratto) e soprattutto non dico di più per non spoilerare ulteriormente. Comunque è sicuramente un film da vedere.

Il banner della rubrica è stato realizzato utilizzando un'immagine che ritrae un albero ideato e realizzato da Gariwo, con la calligrafia di Marta Mapelli, per celebrare le parole chiave utilizzate durante la Giornata europea dei Giusti (6 Marzo). Io ho semplicemente fatto il negativo dell'immagine e giochicchiato con i colori ù.ù

giovedì 21 marzo 2013

Recensione: Hunger Games di Suzanne Collins (Libro & Film)


Voto:  su 10
Titolo: Hunger Games
Autore: Suzanne Collins
Trad.: F. Paracchini & S. Brogli

Editore: Mondadori (Collana: Chrysalide)
Pagine: 369 Formato: Rilegato
Prezzo: 14,90€
Isbn: 9788804621614

Trama: Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience.
Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta.
Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.
Hunger Games è un libro unico che combina straordinariamente azione, amore e amicizia. È un pugno nello stomaco, una storia che lascia aperte molte inquietanti domande.

L'autrice: Suzanne Collins, vive nel Connecticut con la famiglia e due gatti selvatici. La sua saga più famosa, Hunger Games, tradotta in 40 paesi, negli Stati Uniti ha raggiunto i 50 milioni di copie vendute.
Un vero caso editoriale, tanto che la rivista "Time" ha nominato Suzanne Collins tra le 100 più influenti personalità della cultura.

Recensione: Ebbene sì...sono caduta anche io preda degli Hunger Games e come molti ho subito il fascino di questa storia distopica.
Prima di iniziarne la lettura ero piuttosto scettica dato che di solito ciò che tutti amano alla follia a me non piace particolarmente ed anche perché mi sono trovata di fronte ad uno dei rari casi di narrazione in prima persona alla quale non sono molto abituata. Tuttavia mi sono bastate poche pagine per capire che in realtà non mi sarei più allontanata dalla storia. Ho addirittura tirato avanti fino alle 3 o le 4 di notte pur di non lasciare sola Katniss nell'arena. Si...insomma...crea dipendenza.
Il merito va ad uno stile di scrittura semplice e scorrevole nonostante il libro sia principalmente descrittivo, e quindi dove il dialogo è ridotto all'essenziale.
La narrazione in prima persona da parte della protagonista è molto coinvolgente e devo dire che l'ho apprezzata particolarmente nei suoi passaggi più delicati. Nei momenti in cui deve descrivere il proprio scenario distopico non lancia delle nozioni a caso, ma sono sempre collegati a situazioni vissute da Katniss o a suoi ricordi. Proprio perché la narrazione avviene in prima persona mi sembra superfluo dire che la protagonista femminile è ben delineata con la sua forza e le sue debolezze. Risplende soprattutto grazie a queste ultime. Nonostante la caccia sia il suo pane quotidiano non si veste da supereroe (oddio...forse la tuta termica potrebbe ingannare), di fronte agli Hunger Games è una preda come tutti gli altri forse semplicemente un po' più abile nel procurarsi il cibo.
In realtà tutti i personaggi, anche chi purtroppo compare brevemente, si è conquistato il suo piccolo posticino nella memoria perché tutti danno anche un solo piccolo pezzo di sé, dei propri sentimenti e della propria vita.
Mi spiace spezzare questo elogio, ma devo anche ammettere che le vicende sono abbastanza prevedibili, se non tutte almeno quelle principali, però sono i colpi di scena che fanno la differenza. Sono dei piccoli raggi di imprevedibilità che penetrano in uno schema ormai troppo familiare. Un triangolo, la possibile coppia che sopravvive a tutto ed il cattivo per eccellenza in contrapposizione ad una ragazza che in fin dei conti non può inimicarsi il pubblico perché non è mai costretta ad uccidere come tutti gli altri tributi, o se lo fa accade per pietà o per reazione.
Tuttavia è la voglia di correre comunque subito in libreria a comprare il seguito di questa trilogia che mi ha definitivamente convinta ad attribuirgli un punteggio pieno.
Sia chiaro che non siamo di fronte ad un capolavoro, è una lettura leggera e come dicevo i suoi difetti li ha, ma comunque ha il pregio di portare una ventata di originalità nel panorama letterario attuale.
Non si tratta solamente di una distopia in cui la popolazione è sottomessa ad un'élite che viene contrastata da uno spirito ribelle, ma l'innovazione risiede nel fatto che per tenere a bada la collettività viene proposto un reality show. Gli Hunger Games. I giochi della fame, della sopravvivenza e della morte. A quelli di Capitol City farebbe più comodo se li descrivessi come giochi di speranza perché è ciò che offrono ai 24 tributi ed ai loro 12 distretti di appartenenza, la speranza che ci sia un sopravvissuto che possa tornare indietro e riabbracciare i propri cari. Poco importa se poi non sarà più la stessa persona, se impazzirà o non sarà più in grado di sopportare il peso di tanta sofferenza ed indugerà sull'alcool, perché sarà comunque vivo.
Ma cosa succede quando non accade tutto ciò? Quando il vincitore è in grado di far riscrivere le regole e di smuovere qualcosa di sopito nei vari distretti?
Spero di trovare la risposta nel prossimo libro (che sfortunatamente oggi non ho trovato in libreria T.T)!


Parliamo dell'adattamento cinematografico: Lo so...Mi inimicherò molti ma l'adattamento cinematografico di questo libro è il peggiore degli ultimi anni. Persino gli sceneggiatori di Harry Potter sono riusciti a fare di meglio nonostante le profonde lacune in tutti i film della saga. Probabilmente sono rimasta così delusa perché mentre leggevo il libro mi ripetevo quanto fosse semplice riportare l'intera storia, forse non i sentimenti più profondi di Katniss ma almeno le situazioni più superficiali ed allo stesso tempo ricche di significato.
In realtà il film è semplicemente un tributo a Katniss  alla dea della caccia Katniss che fin dalle prime immagini dimostra essere la perfetta vincitrice delle Hunger Games. Segue il vento utilizzando le foglie secche, cammina sui tronchi con agilità, è concentrata sul proprio obbiettivo e determinata a portarlo a termine. Lo stesso accade nell'arena. E' vero, viene ferita ma con una pomatina magica si rimette subito in piedi. Come dicevo nel libro la protagonista è una preda come tutti gli altri ed anche lei come tutti ha delle difficoltà prima tra tutte nella ricerca dell'acqua, quasi muore di sete senonché inizia a comprendere i pensieri di Haymitch e riesce a mettere un piede davanti all'altro fino a trovare una fonte. Nel film, invece, le basta girarsi ed ogni suo problema viene risolto. 
Mi ha fatto soffrire vedere che viene meno la complicità tra Haymitch e Katniss, manca la promessa da parte di lui di bere con moderazione nel momento in cui capisce di avere di fronte due ragazzi che probabilmente non gli spezzeranno il cuore per un altro anno. Ma probabilmente più di ogni altra cosa manca il mondo di Panem, con le sue tradizioni e le sue differenze. 
Ad esempio chi vede solamente il film non potrà mai sapere perché Rue è così agile, qual'è la tipologia di pane che si mangia nel distretto 11 e soprattutto il tipo di vita dei suoi abitanti. 
Nella sua trasposizione è ridotta all'osso anche la scena nella caverna, una parte importante del libro nel quale Katniss inizia a capire cosa realmente prova per Peeta nonostante non sia pronta ad accettarlo e tutto ciò viene tagliato a due miseri bacetti. E tu li chiami baci quelli?
Ma il mio cuore si è fermato molto prima, quando i tributi vengono presentati al pubblico. Non ho mai visto uno schermo verde peggiore di quello. Fiamme che più finte non si può. Mi chiedo come siano possibili effetti speciali migliori nei telefilm quando a rigor di logica il budget a disposizione è minore. Gli effetti si riprendono più avanti, quando Katniss volteggia nell'intervista, ma ad essere onesti la parte più importante era la presentazione dei tributi. 
E' il momento in cui il distretto 12 finalmente brilla ed attira tutti gli sguardi su di se. E' il momento in cui viene presentata al mondo Katniss, la ragazza in fiamme. Ma mi spiace...E' semplicemente la ragazza alla quale hanno mal appiccicato addosso delle fiamme. Un vero peccato...


Il film è degno di nota solamente perché mostra il dietro le quinte degli Hunger Games, la sala della regia dove vengono controllate le mosse dei ragazzi così da ricordare costantemente che dietro tanta crudeltà c'è la mano dell'uomo. Un applauso però va fatto ai truccatori...quando Peeta dimostra le sue abilità di mimetizzazione il trucco è veramente realistico, sia nella sala dell'addestramento che nello stagno. Mi sarebbe però piaciuto sentire la battuta Ehi, non pestarmi prima che Peeta aprisse gli occhi.
Sinceramente sono due ore perse, buone solo a ricordarsi ciò che avviene nel primo libro se si affronta il secondo a distanza di tempo.
Voto:  su 10


giovedì 21 febbraio 2013

Rubrica: Lista dei desideri {11}

Buondì! ^^

Non avrei mai pensato che la mia wishlist dedicata ai libri dal quale hanno tratto un film potesse diventare uno spazio a puntate prima di tutto perché non mi piace dare continuità alle cose e poi perché non finirebbe più, ormai. Però a volte non siamo noi che scegliamo qualcosa, ma è quel qualcosa che sceglie noi. Ieri, infatti, stavo parlando con una mia amica di Noi siamo infinito e da come me ne parlava mi è venuta una voglia matta di leggere il libro per poter vedere al più presto il film dato che mi ha spiegato non essere il classico filmetto adolescenziale ma qualcosa di un po' più profondo. Ergo...



Questa rubrica ha lo scopo di presentare i libri che vorrei leggere e/o possedere. Sarebbero un'infinità, secondo la mia wishlist su Bookmooch starei cercando oltre 1000 titoli, perciò ho deciso di menzionare solo due libri alla volta. Il primo libro che presenterò sarà una recente scoperta, mentre il secondo andrà a pescare indietro nel tempo.




Titolo: Noi siamo infinito. Ragazzo da parete
Autore: Stephen Chbosky
Trad.: C. Brovelli

Editore: Sperling & Kupfer (Collana: Pandora)
Pagine: 271 Formato: Rilegato
Prezzo: 16.90€
Isbn: 978882005322

Trama: Fra un tema su Kerouac e uno sul Giovane Holden, tra una citazione da L'attimo fuggente e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici.
Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno.
Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.
Un romanzo emozionante e coinvolgente, dove tutto è riconoscibile, vivido, naturale, la storia vera di un adolescente, con tutto il suo sapore dolceamaro.

L'autore: Nato a Pittsburgh nel 1970, Stephen Chbosky è scrittore, editor, sceneggiatore. È anche il regista di Noi siamo infinito, il film con protagonisti Emma Watson e Logan Lerman tratto da questo suo primo romanzo, un vero e proprio fenomeno di culto che ha venduto più di mezzo milione di copie in America e ispirato centinaia di siti web.

Estratto




Titolo: Spiderwick. Le cronache
Autori:  Tony DiTerlizzi & Holly Black
Traduttore: M. Bastanzetti

Editore: Mondadori (Collana: I Grandi)
Pagine: 640 Formato: Brossura
Prezzo: 18.00€
Isbn: 9788804575078

Trama: Non appena stabiliti nella cadente dimora del pro-prozio Arthur, i tre fratelli Jared, Simon e Mallory si trovano coinvolti in incidenti incomprensibili e sparizioni inspiegabili.
Nella biblioteca nascosta di Villa Spiderwick i tre ragazzi scoprono Il Libro dei Segreti, che custodisce il più segreto dei segreti: l'esistenza di un mondo popolato da creature magiche come fate, elfi , spiritelli, ondine, boggart, orchi, draghi...
E come i pericolosi goblin: guidati dal repellente Mulgarath, che tiranneggia dal suo fetido Palazzo dei Rifiuti, sono disposti a qualsiasi nefandezza pur di impossessarsi del libro e dominare sul mondo fantastico.
Jared, Simon e Mallory sono avvisati.
Riuniti per la prima volta in un unico volume, i cinque libri della saga di Spiderwick in un'edizione speciale arricchita con le immagini del mondo fantastico.

L'autrice: Holly Black vive nel New Jersey. La madre l'ha allevata leggendole libri su fate, fantasmi e folletti, che hanno influenzato la sua visione del mondo. Appassionata collezionista di rari volumi sul folklore, strane bambole e cappelli, ha regalato ai lettori meravigliose story fantasy per cui è stata insignita di premi prestigiosi. Per Mondadori ha pubblicato i libri della serie Spiderwick, con Tony DiTerlizzi. Il suo sito è www.blackholly.com
L'illustratore: Tony DiTerlizzi è nato nel 1969 in una famiglia di artisti, in California. Ha frequentato la Florida School of the Arts e The Art Institute of Fort Lauderdale. Ha poi cominciato a lavorare come illustratore free lance e nel giro di qualche anno si è affermato, grazie ai suoi splendidi disegni e ai numerosi premi guadagnati sul campo, ispirandosi a grandi autori come Norman Rockwell, Arthur Rackham, Dr Suess, Roald Dahl. In Italia è noto tra gli amanti di fumetti e dei giochi di ruolo per aver creato gli universi fantastici di Planescape, del Mondo di Tenebra e di The Magic Gathering.
Per Mondadori ha illustrato la serie di Spiderwick.
Il suo sito web è www.diterlizzi.com


Notte notte ^^

giovedì 14 febbraio 2013

Rubrica: Lista dei desideri {10}

Eccomi qui ^^

Mi sono accorta che ultimamente le mie wishlist sono a tema perciò mi sono messa a pensare quale elemento potesse mai accomunare due libri della mia lista dei desideri ormai infinita. La presenza, io direi totalmente inutile, di Bar Refaeli al Festival ha squarciato il velo facendomi capitare su un evergreen ovvero i libri dal quale hanno tratto un film. Perciò...



Questa rubrica ha lo scopo di presentare i libri che vorrei leggere e/o possedere. Sarebbero un'infinità, secondo la mia wishlist su Bookmooch starei cercando oltre 1000 titoli, perciò ho deciso di menzionare solo due libri alla volta. Il primo libro che presenterò sarà una recente scoperta, mentre il secondo andrà a pescare indietro nel tempo.



Titolo: La sedicesima luna
Autore: Kami Garcia & Margaret Stohl
Trad.: M. C. Leardini

Editore: Mondadori (Collana: Chrysalide)
Pagine: 528 Formato: Rilegato
Prezzo: 18.00€
Isbn: 9788804597636

Trama: Le notti di Ethan sono tormentate da strani sogni che hanno per protagonista una misteriosa e bellissima ragazza. Un giorno, nel cortile della scuola, Ethan se la ritrova davanti. È Lena Duchannes, "la ragazza nuova" appena arrivata in città, nipote di Macon Ravenwood, il vecchio eremita pazzo che vive ai confini di Gatlin.
Lena è diversa da qualsiasi ragazza Ethan abbia mai incontrato, talmente diversa che a scuola viene subito emarginata.
Solo lui, assecondando l'inspiegabile connessione che sembra legarli, la avvicina e se ne innamora perdutamente.
Ma Lena nasconde un segreto: la terribile maledizione che da generazioni perseguita la sua famiglia e che si compirà il giorno del suo sedicesimo compleanno.

Le autrici: Kami Garcia è un'insegnante part-time. È molto superstiziosa e possiede una montagna di amuleti. Ama i film catastrofici e potrebbe vivere di pizza e Diet Coke. Margaret Stohl si è laureata a Stanford in Letteratura Inglese e ha lavorato per più di dieci anni come designer e sceneggiatrice di videogames. Entrambe vivono con le loro famiglie a Los Angeles, in California.

Estratto: Il primo capitolo.




Titolo: Il curioso caso di Benjamin Button
Autore:  Francis Scott Fitzgerald & Nunzio DeFilippis e Christina Weir
Traduttore: A. Schiavone

Editore: Guanda (Collana: Guanda Graphic)
Pagine: 128 Formato: Brossura
Prezzo: 16.00€
Isbn: 9788860884350

Trama: La vita scorre all’indietro, per Benjamin Button. In un giorno d’estate del 1860, per un inspiegabile scherzo del destino, lui nasce già vecchio: un uomo dell’apparente età di settant’anni, dentro una culla. E poi comincia a ringiovanire, muovendosi controcorrente rispetto alla Storia. Mentre la buona borghesia di Baltimora, a cui appartiene anche suo padre, osserva con un misto di meraviglia, imbarazzo e riprovazione.
Un raffinato graphic novel, basato su quello che F. Scott Fitzgerald considerava il suo racconto più divertente. Lo stesso da cui David Fincher ha tratto il suo film interpretato da Brad Pitt e Cate Blanchett.

L'autore: Francis Scott Fitzgerald (1896 – 1940) è stato autore di romanzi (fra i quali Il grande Gatsby e Tenera è la notte), racconti, opere teatrali e sceneggiature cinematografiche, affermandosi come il massimo cantore dell’America nei turbolenti anni del Proibizionismo, e influenzando generazioni di narratori. Il curioso caso di Benjamin Button è stato pubblicato per la prima volta nel 1922, nella raccolta L’età del Jazz.
Nunzio DeFilippis e Christina Weir hanno scritto numerose sceneggiature per storie a fumetti, per personaggi come Superman, Wonder Woman e gli X-Men. Sempre lavorando in coppia, si sono inoltre occupati di testi per videogiochi e cartoni animati. Il curioso caso di Benjamin Button è la loro prima graphic novel, per il quale sono stati affiancati dall’illustratore Kevin Cornell.


Notte notte ^^

domenica 2 dicembre 2012

Ma cos'è successo Giovedì?


Di nuovo io XD

Mentre stavo scrivendo la recensione mi sono accorta che non ho ancora parlato del mio pazzo giovedì in quel di Torino. Fortunatamente dopo una mattinata all'insegna della pioggia già verso mezzogiorno, ora in cui sono migrata verso il centro con un’amica, il tempo è migliorato consentendoci di fare shopping senza doverci costantemente preoccupare dell’ombrello e del freddo.
A questo proposito vorrei fare un appello a tutte le librerie. E’ vero che ormai il clima non è proprio dei migliori ed il freddo nelle ossa inizia a sentirsi, ma noi poveri lettori con crisi compulsive di acquisto arriviamo proprio da questo tipo di clima quindi siamo incappottati, stretti nella morsa della sciarpa e cappello dotati per cui forse il riscaldamento lo potreste un po’ abbassare perché i 40° all'ombra dello scaffale pieno di libri sono un tantinello eccessivi. Se vi muore il cliente poi ci rimettere solo voi ù.ù
Coooooooooooomunque.
Prima tappa è stata la Mondadori dove ho scoperto un nuovo libro edito dalla Giunti. Non l’ho comprato solo perché avevo i soldi contati, per evitare acquisti eccessivi, ma nuovo libro della Christie sappi che sarai mio!


Titolo: La strana morte dell'Ammiraglio
Autore: Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, G.K. Chesterton e altri leggendari maestri del giallo facenti parte del Detection Club.
Traduzione: R. Serrai

Editore: Giunti (Collana: A)
Pagine: 352 Formato: Rilegato
Prezzo: 12,00€ 
Isbn: 9788809771284

Trama: Nel 1931 Agatha Christie e altri dodici celebri scrittori di gialli si riunirono nel quartier generale di Kingly Street a Londra e decisero di collaborare alla stesura di una detective story davvero unica. Ogni partecipante doveva continuare la storia che un altro autore aveva precedentemente congegnato: nessuno sapeva quale sarebbe stato l’esito finale, né quale soluzione al giallo avessero in mente gli altri. Questa la storia che scrissero: nella tranquilla cittadina sul mare in cui vive, l’ispettore Rudge non ha spesso occasione di trattare casi di omicidio. Ma quando un vecchio marinaio trascina a riva una barca che trasporta un cadavere pugnalato al petto, l’ispettore fa partire immediatamente le indagini. Il corpo sembra essere dell’ammiraglio Penistone che, ormai in pensione, viveva da poco più di un mese in una villa sul fiume, insieme alla nipote Elma e a tre domestici. Ma la vicenda si rivela molto più intricata del previsto: troppe le persone coinvolte e quasi nessuna disposta a parlare. Il proprietario della barca sta evidentemente nascondendo qualcosa, la nipote della vittima è scomparsa e l’identità stessa dell’uomo assassinato è tutto fuorché certa.

Dopo pappa il giro da Libraccio era d’obbligo. Sinceramente preferisco comprare nella libreria rispetto ad ordinare on-line. Non troverò tutto ciò che troverei ordinando via internet, ma almeno so bene le condizioni dei libri a -50% che compro dato che non tutti sono poi in ottime condizioni. Speravo di trovare qualche libro che faceva parte del sondaggio, ma sapevo già essere utopia. Tuttavia me ne sono andata via con due libri a prezzi stracciati. Ci stava scappando anche il terzo libro, ma un libro della Newton Compton basta ed avanza dato che non siamo in buoni rapporti ed io masochisticamente continuo a leggere poco per volta ciò che pubblicano.

Titolo: Le cattive ragazze non muoiono mai
Autore: Katie Alender 
Traduzione: G. Giotta

Editore: Newton Compton (Collana: Nuova narrativa Newton)
Pagine: 281 Formato: Rilegato
Prezzo: 12,90€ (-50% 6,45€)
Isbn: 9788854127562

Trama: Alexis è schiva, solitaria, odia le ragazze ricche e viziate della sua scuola e ha un rapporto pessimo con la madre, troppo presa dai suoi problemi per curarsi di lei. Ha una sorella, Kasey, di tredici anni, che è ossessionata dalle bambole e sembra vivere in un mondo tutto suo. Alexis ha un’unica passione, la fotografia, e passa gran parte del tempo nella sua camera oscura, fino a quando in casa non cominciano a succedere strane cose. A volte una luce inquietante avvolge le stanze, e le porte sembrano aprirsi da sole. Anche gli elettrodomestici si accendono all'improvviso e il condizionatore sta congelando la casa senza che nessuno riesca a spegnerlo. E Kasey è cambiata. I suoi occhi blu sembrano diversi, quasi verdi. Parla in modo strano, dice di non ricordare più ciò che è accaduto soltanto poco tempo prima e solleva gli oggetti con una forza che non può appartenere a una ragazzina. Ma soprattutto, sta diventando sempre più cattiva… E se quella creatura non fosse più la sorellina di Alexis?


Titolo: Il ghostwriter
Autore: Robert Harris
Traduzione: R. Pera

Editore: Mondadori
Pagine: 321 Formato: Rilegato
Prezzo: 18,60€ (-75% 4,65€)
Isbn: 9788804572947

Trama"Nel momento in cui seppi come era morto McAra avrei dovuto alzare i tacchi e andarmene. Solo adesso me ne rendo conto." Chi parla è un ghostwriter di professione. Cinico e con una buona dose di disincantato umorismo, abituato ad aver a che fare con star del rock al tramonto e piccole celebrità, non esita ad accettare l'incarico di lavorare alle memorie del Primo ministro britannico uscente Adam Lang, memorie attesissime e scottanti.  Per lui è una grande occasione, resa ancora più allettante da un compenso astronomico impossibile da rifiutare. Ben presto, però, il ghostwriter capisce di aver fatto un terribile errore.  Qualcun altro si era già dedicato allo stesso progetto, morendo in circostanze palesemente sospette solo qualche giorno prima.  Ma ormai è troppo tardi: il controverso ex premier si rivela un personaggio con un passato pieno di segreti. Segreti che hanno il potere di uccidere...

Ho invece lasciato:
 
Titolo: Il mummificatore
Autore: Nicola Brunialti

Editore: Newton Compton (Collana: Vertigo)
Pagine: 192 Formato: Rilegato
Prezzo: 9,90€ (-50% 4,45€)
Isbn: 9788854131965

Trama: Sophie ha tredici anni e tutti pensano che sia una ragazzina “strana”. Sarà per quel ciuffo di capelli fucsia davanti agli occhi, o forse perché è indipendente, introversa, ama la musica gothic e parla poco. L’unico con cui si confida è nonno Thomas, che l’ha sempre accettata e amata così com'è  Ma il nonno è morto, da tre anni... Eppure Sophie non lo ha mai dimenticato: ogni mattina, prima di andare a scuola, lo va a trovare a Ober St Veit, il cimitero di Vienna, e gli racconta segreti e paure. Ma un giorno, tra tombe e alberi spogli, Sophie scompare, senza lasciare traccia. La polizia indaga, ha pochi indizi e un unico terribile sospetto… Che l’introvabile serial killer che terrorizza la città possa aver colpito ancora? Nessuno può immaginare che la ragazza sia stata risucchiata in un inquietante mondo parallelo… Tra fantasmi che camminano sulla Terra, città infestate e case pericolanti, Sophie si troverà coinvolta in un’avventura più grande di lei. Riuscirà mai a tornare a casa?

Infine tappa alla Feltrinelli, libreria nella quale avevo il famoso sconto da 10€. Vincitore del sondaggio è risultato Hunger Games di Suzanne Collins e per non contraddire il titolo trovarlo è stata una vera impresa. Morivo di caldo e non lo trovavo, quindi prima di prendere definitivamente la calma ho chiesto ad una commessa che mi ha indirizzato al piano di sotto. Giro tutti gli scaffali e non lo trovo. Mi dispero. Quasi rinuncio quando finalmente lo trovo seminascosto su un tavolo in mezzo a roba che sinceramente non ha nulla a che fare con lui (per questo ci ho messo un po’ a trovarlo anche se alla fine era sotto al naso). Ho anche smontato la pila di libri per scegliere quello con la copertina migliore, tiè ù.ù Comunque me lo aspettavo più corposo! Buh.


Titolo: Hunger Games
Autore: Suzanne Collins
Traduzione: F. Paracchini; S. Brogli

Editore: Mondadori (Collana: Chrysalide)
Pagine: 369 Formato: Rilegato
Prezzo: 14,90€
Isbn: 9788804621614

Trama: Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience.
Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta.
Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.
Hunger Games è un libro unico che combina straordinariamente azione, amore e amicizia. È un pugno nello stomaco, una storia che lascia aperte molte inquietanti domande.

E dire che in principio volevo uscire solamente per prendere le cuffiette viola per l’ipod.

sabato 27 ottobre 2012

Rubrica: Telefilm addicted - Elementary

I’m back!

Ero leggermente indecisa se pubblicare o meno questo post perché dimostrerebbe quanto poco valga la mia parola. Quando parlai qui, con gli occhi a cuoricino, di Sherlock dissi che mai e poi mai avrei guardato il suo gemello malvagio d’oltre oceano Elementary. Trovavo, e trovo tutt'ora  di pessimo gusto il fatto che a così breve distanza dalla messa in onda della serie inglese avessero in mente un adattamento americano come già era accaduto con Being Human, Misfits, Skins, etc etc. Non contenti i produttori americani erano anche arrivati a chiedere un parere a Moffat, come se detenesse il copyright su questo personaggio letterario, cosa che mi ha ulteriormente irritata perché tra le righe si può leggere che evidentemente sentivano di fare qualcosa di sbagliato. Fatto sta che nonostante il malcontento il progetto Elementary procede.
Procede ed il 27 Settembre è andato in onda il pilot.
E pochi giorni dopo era disponibile l’episodio sottotitolato.
Ed inavvertitamente potrei aver premuto il tasto play.
E potrei anche aver visto tutti e 43 i minuti che scandivano l’episodio.

Lo sooooooooooooooo. Ho fatto una cosa brutta. Ho tradito Sherlock ed ho tradito Benedict.
Però l’ho fatto in favore dell’amico e collega Jonny Lee Miller. E che bel pezzo di Jonny Lee Miller direi! Se non c’era lui giuro che non lo avrei guardato. A questo proposito mi trovo a concordare con Cumberbatch del quale tempo fa avevo letto una risposta riguardante la sua opinione su questo adattamento. Per quanto si possa apprezzare Miller ed augurargli tanta fortuna per una serie che ha tutti i presupposti per essere longeva il dubbio che sia stato scelto principalmente per inscenare una sorta di rivalità tra i due viene.

Comunque una volta che ho passato i primi 5 minuti del pilot a pensare tutto ciò ho potuto apprezzare i restanti 38 e farmi un’opinione più obbiettiva sul telefilm.
Lo Sherlock Holmes di Rob Doherty è fortunatamente qualcosa di diverso.
La prima impressione che ho avuto è stata quella di vedere una rock star; una ragazza mezza svestita che esce di casa in tutta fretta, un passato di dipendenza, braccio tatuato, fortunatamente amante del torso nudo e piedi scalzi che io adoro. Brillante, ma che non arriva fino all'eccesso, fino al “whoa” al quale Cumberbatch ci ha abituati. In questo senso lo trovo uno Sherlock Holmes più reale, più attuale, e che tra l'altro non si scandalizza a cercare le persone su Google. Ma è anche uno Sherlock Holmes più umano sul cui volto si legge che fin troppe volte ha visto la crudeltà dell’uomo. Se da un lato rimane lo stesso insensibile di sempre, indelicato con chiunque e soprattutto con i parenti delle vittime, dall'altro si preoccupa per le vittime e vuole rendere loro giustizia. E poi c’è lei. Joan Watson sua assistente nella riabilitazione che fa svanire tutta quella magia creata. Svanisce perché quando gli si para davanti lui le snocciola quelle frasi romantiche che fanno piacere sentirsi dire una volta ogni tanto, ma che purtroppo per lei sono solo battute mandate a memoria dal film messo in pausa alle sue spalle. La frittata comunque è fatta. L’impressione che John Watson abbia avuto un cambio sesso solo per poter inscenare prima o poi quella particolare relazione solamente accennata e tipicamente british vista in Sherlock ormai c’è.
Impressione che si rafforza di lì a poco quando Holmes dimostra una sensibilità maggiore nei suoi confronti, nei confronti di qualcuno che ha appena conosciuto e che oltretutto dovrebbe tenerlo al guinzaglio per ordine del padre che minaccia costantemente di tagliargli i fondi.
Grazie ad Holmes sappiamo anche del passato di Joan che stupisce con una serie di deduzioni degne del personaggio. Scopriamo quindi che i suoi genitori hanno qualche problemino coniugale, che lei è un ex chirurgo e che probabilmente le è successo qualcosa di grave sul lavoro. Non c’era neanche da dirlo dato che solo un decesso potrebbe spiegare la scelta di mollare chirurgia ed espiare facendo da assistente alla riabilitazione, o da valletto personale, e giustificherebbe anche il fatto che Joan non sopporta la vista dei cadaveri.
Per rimettersi in carreggiata, infatti, anche in questo caso Holmes fa da consulente per la polizia ma di New York, città in cui si è trasferito per disintossicarsi e soprattutto per dare un taglio al passato ed all'evento traumatico che lo ha portato sulla via della perdizione (io sospetto sia la morte di Irene, ma non si sa ancora ù.ù), sempre seguito dalla fidata Watson che anche in questo caso andrà a sostituire un oggetto inanimato con il quale Holmes era solito confrontarsi e scambiare pensieri a Londra.
Insomma...Un bellissimo Sherlock Holmes, al quale però sta malissimo la sciarpina, interpretato da un bravissimo Miller che può decisamente mettere a tacere tutte le maldicenze, ma una Joan Watson così e così a causa del personaggio mal creato. Staremo a vedere l’evoluzione di quest’ultima man mano che gli episodi andranno in onda e che il 23 Ottobre sono diventati 22, stagione completa.
Non sono più quindi i 13 programmati inizialmente, il che denota un riscontro positivo da parte di pubblico e critica ma secondo me avrebbero potuto lasciare la stagione corta, essendo un telefilm nascente, ed azzardare poi durante la seconda serie, perché ricordo che per il momento sono andati in onda solo 4 episodi e con i tempi che corrono arrivare fino a 22 senza scivoloni è dura.

venerdì 23 marzo 2012

Rubrica: Un giovedì in giallo (con Montalbano)


Bonne Soire!

Sono reduce dalla penultima puntata della serie tv, targata Rai1, Il giovane Montalbano con il bello e bravo Michele Riondino ed il bello e bravo Alessio Vassallo *-* Nonostante la bruttissima notizia che la prossima puntata sarà l'ultima di questa stagione ho ancora gli occhietti a cuoricino *-*
Ma è una mia impressione o parlano un siciliano più stretto di quello utilizzato nella versione Zingaretti? Mia madre non mi dà soddisfazioni e non me lo conferma mai, nonostante gliel'abbia già chiesto ventimila volte :-P
Coooooooooomunque ho fatto una pensata geniale nonostante abbia già un piede nella fossa. Per questo appuntamento con Un giovedì in giallo, infatti, voglio presentare il libro dal quale è tratta la serie (per i temerari che si addentrano nei meandri del siciliano @.@).

Titolo: La prima indagine di Montalbano
Autore: Andrea Camilleri

Editore: Mondadori (Collana: Oscar Best Seller)
Pagine: 350 Formato: Brossura
Prezzo: 10.00€
Isbn: 978880455020

Trama: Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie... Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti del volume presenta un giovanissimo poliziotto, all'inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa... Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l'incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.

L'autoreAndrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925) ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo. L'esordio come romanziere è del 1978 con Il corso delle cose. Seguiranno Un filo di fumo (1980), La mossa del cavallo (1999), la raccolta di racconti Un mese con Montalbano (1998), Gli arancini di Montalbano (1999), La scomparsa di Patò (2000), Il re di Girgenti (2001), Racconti quotidiani (2001), La prima indagine di Montalbano, Il medaglione (2005), La pensione Eva (2006), Il colore del sole (2007), Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano (2008), Un sabato con gli amici (2009), L'intermittenza (2010). Nella collana "I Meridiani" sono usciti i due volumi delle opere di Camilleri, Storie di Montalbano e Romanzi storici e civili.

venerdì 16 marzo 2012

Rubrica: Un giovedì in giallo

Bonne Soire!

Chissà se oggi internet collabora...Ieri sera mi sono collegata più o meno alla stessa ora, ma a quanto pare era sparito il segnale. Ho la Vodafone Station ed ogni tanto mi fa questi scherzetti T.T
Non riuscivo proprio a staccarmi da questo libro e quindi non ho postato prima, mannaggia a me >.> Spero non abbia un finale assurdo perché per il momento mi piace da morire e scorre che è una meraviglia *-*

Titolo: Il chirurgo
Autore: Tess Gerritsen
Traduttore: A. Tissoni

Editore: Longanesi (Collana: La Gaja scienza )
Pagine: 347 Formato: Rilegato
Prezzo: 17.00€
Isbn: 8830419923

Trama"Oggi troveranno il corpo...
Vorrei essere là quando arriverà la polizia, ma non sono stupido. So bene che esamineranno ogni auto nelle vicinanze, ogni faccia tra quelle dei curiosi in strada. Sanno che il mio impulso di tornare è forte; persino ora, mentre sono seduto da Starbucks, a guardare l’alba attraverso la finestra, sento il richiamo di quella stanza. Ma io sono come Ulisse: legato saldamente all’albero della mia nave, agogno il canto delle sirene. Non mi getterò contro gli scogli, non farò quell'errore. Al contrario, me ne starò qui seduto a bermi un caffè mentre, fuori, la città di Boston si risveglia. Metto tre cucchiaini di zucchero nella tazza: il caffè mi piace dolce. E mi piace che sia tutto così. Perfetto. L’urlo di una sirena in lontananza: mi stanno chiamando. Mi sento come Ulisse che lotta contro le corde, ma queste sono molto robuste.
Oggi troveranno il corpo. Oggi sapranno che sono tornato."
Entra nelle loro case di notte, scivolando silenzioso nelle camere da letto dove trova le sue vittime addormentate, ignare delle torture che le attendono. E sono torture terribili. La precisione dei suoi metodi suggerisce che sia un uomo di medicina, e spinge i giornali di Boston a soprannominarlo «il Chirurgo». Unico indizio nelle mani della polizia è la somiglianza di quegli omicidi con un altro caso: quello di Catherine Cordell, medico chirurgo, che due anni prima è stata vittima di un’aggressione dalle caratteristiche molto simili ma è riuscita a sopravvivere, uccidendo il suo aggressore.
Catherine, sperando che l’incubo fosse finito, ha tentato strenuamente di ricostruirsi una vita dopo quel trauma incancellabile e si è trasferita a Boston. Ma la serena facciata della sua esistenza di va in pezzi quando il Chirurgo comincia a lanciarle dei segnali. Piccole cose di poco conto, all’inizio: uno stetoscopio sottratto, un camice fuori posto. E poi ritorna l’orrore. Un’altra donna viene aggredita e seviziata, e il Chirurgo scopre le sue carte. Tutto ciò che fa è dedicato a Catherine. Tutto conduce a Catherine. Lui vuole solo Catherine, lei sola...

"Davvero agghiacciante... La tensione è portata a livelli quasi intollerabili e lo stile è preciso come un bisturi."
Publishers Weekly

L'autriceTess Gerrirsen, dopo essere stata un medico con la passione per la scrittura, è diventata un’affermata scrittrice con la passione per il medical thriller, genere che ha rinnovato con personaggi indimenticabili, soprattutto nella serie dedicata alla detective Jane Rizzoli.
Sito ufficialehttp://www.tessgerritsen.com/

mercoledì 29 febbraio 2012

Rubrica: Topo di Biblioteca


Prima di tutto posso stappare lo spumante (siamo italiani :-P) perchè ho finalmente riportato in biblioteca Canto di Natale di Dickens che giaceva sulla mia poltrona con oltre un mese e mezzo di ritardo. Fortunatamente la biblioteca stava parlando con un'altra persona quando ha preso il libro così non mi ha detto nulla ed io mi sono defilata a capo chino.
Non contenta una volta tornata a casa sapevo già che mi aspettava un giro nella biblioteca sotto casa perchè altrimenti non avrei avuto nulla da mostrarvi questa sera. Così sono zompettata giù alla ricerca di un unico e singolo libricino che si è moltiplicato per tre una volta uscita. Questa rubrica sarà la mia rovina XD Mi ci vorranno giornate di 36 ore d'ora in poi. Però anche la bibliotecaria mi ha tentata! Mi ha detto che potevo prendere un massimo di 4 libri, ma che se fossero stati 5 me li avrebbe lasciati lo stesso! Sarà che ormai mi vede più della sua famiglia XD

E così sono tornata a casa con...


Titolo: Non sottomessa. Contro la segregazione nella società islamica.
Autore: Ayaan Hirsi Ali
Traduttore: A. Lamberti

Editore: Einaudi (Collana: Stile libero Big)
Pagine: 116 Formato: Brossura
Prezzo: 11.50€
Isbn: 9788806176501
Codice bibliotecario: 305.42 HIR

TramaForse proprio la morale sessuale che ci viene inculcata fin da bambini può spiegare la condizione di arretratezza mentale e materiale in cui noi musulmani ci troviamo.
Ayaan Hirsi Ali

Ayaan Hirsi Ali, musulmana, esprime la piú radicale e coraggiosa posizione mai apparsa per la libertà della donna nell'Islam. Questo libro, che comprende anche la sceneggiatura di Submission, il film del regista Theo van Gogh, si pubblica contemporaneamente in molti Paesi d'Europa. Per le sue idee, gli stessi che hanno ritenuto blasfemo il film di Theo van Gogh hanno condannato Ayaan Hirsi Ali a morte.
«Theo van Gogh era un maschio e olandese autoctono. È stato ammazzato, non perché fosse una personalità eccentrica, invadente e trasgressiva - lo era senz'altro - ma per aver avuto a che fare troppo da vicino con Ayaan Hirsi Ali, la giovane donna autrice di questi scritti». 
Dalla Introduzione di Adriano Sofri

Van Gogh, che è stato colpito da otto proiettili di pistola, ha avuto il tempo di implorare: «Pietà, pietà» e «Non farlo». Da morto è stato sgozzato ritualmente, e sul suo ventre l'assassino ha conficcato con un coltello una meticolosa lettera, cinque fogli, di devote bestemmie e minacce feroci. Ha fatto da bacheca per il manifesto minatorio di quel fanatico islamista che annunciava la condanna a morte di Ayaan Hirsi Ali, e qualcun altro. Lei vive scortata e nascosta.
Adriano Sofri

L'autriceAyaan Hirsi Ali nasce in Somalia nel 1969, figlia di Hirsi Magan, noto leader dell'opposizione contro Mohamed Siad Barre. Nel 1976 il padre è costretto a rifugiarsi all'estero e tutta la famiglia lo segue. A ventidue anni Ayaan Hirsi Ali viene promessa in sposa contro il proprio volere. Non si presenta alla cerimonia e fugge in Germania, e da qui nei Paesi Bassi, dove presenta domanda di asilo. Impara l'olandese e fa l'interprete in alcune cliniche in cui si praticano aborti e in case di accoglienza per donne maltrattate e minacciate. Studia scienze politiche. Dopo la laurea lavora presso l'ufficio studi del partito socialdemocratico. Giornali radio e tv parlano di lei e delle sue aspre critiche alla società islamica, che non risparmiano la sinistra e il suo modo di affrontare la questione. Dopo aver ricevuto una fatwa con la condanna a morte, Ayaan Hirsi Ali è costretta a rifugiarsi all'estero.
Scrive la sceneggiatura di Submission, il film del regista Theo van Gogh, ritenuto blasfemo dai fondamentalisti islamici.
Oggi Ayaan Hirsi Ali vive protetta, in un luogo sconosciuto.


Titolo: Il momento di uccidere
Autore: John Grisham
Traduttore: R. Rambelli

Editore: Mondadori (Collana: Oscar bestsellers)
Pagine: 530 Formato: Brossura
Prezzo: 10.00€
Isbn: 9788804506935
Codice bibliotecario: 813.5 GRI

Trama: Hanno picchiato a sangue e violentato sua figlia. Carl Lee Hailey è nero ed è un eroe del Vietnam; loro sono due bianchi, ubriachi e razzisti. Li uccide, in preda ad una furia selvaggia, davanti a numerosi testimoni. Si tratta di brutale omicidio o esecuzione esemplare? Vendetta o giustizia? Il caso infiamma gli Stati Uniti. Per dieci giorni in un tribunale del profondo Sud americano si discute la colpevolezza di un uomo senza mai poter ignorare il colore della sua pelle.

L'autoreJohn Grisham (1955, laureatosi in legge nel 1981, per nove anni è stato avvocato penalista. Ha ricoperto anche incarichi politici come membro della "Mississippi House of Representatives". È nel comitato dell'Innocence Project di New York ed è presidente del comitato del Mississippi Innocence Project alla facoltà di legge dell'University of Mississippi. È l'autore di: Il momento di uccidere, Il Socio, Il Rapporto Pelican, Il Cliente, L'appello, L'uomo della pioggia, La Giuria, Il Partner, L'avvocato di strada, Il Testamento, I Confratelli, La casa dipinta, La convocazione, Fuga dal Natale, Il re dei torti, L'allenatore, L'ultimo giurato, Il Broker, Innocente, Il professionista, Ultima sentenza, Il ricatto (2009), Ritorno a Ford County (2010), Io confesso (2010), tutti editi da Mondadori. Vive in Virginia e in Mississippi.

Il film: Clanton, Mississippi. Non ha retto al dolore di quell'assurda brutalità. Due bianchi hanno stuprato sua figlia: un'adolescente di colore. E lui, Carl Lee Hailey, stanco di una giustizia razzista si vendica da solo: ammazzando i due violentatori.
Sulla sbarra, il processo assume tinte forti. Il verdetto di colpevolezza sembra ormai inevitabile. Soprattutto per la presenza del cinico, razzista, Procuratore distrettuale Rufus.
Ma dalla parte dell'imputato, c'è il giovane e brillante avvocato liberale Jake Brigance. Uno che crede nei diritti umani e che non si lascia intimidire dalla fama del suo avversario. Con l'aiuto della grintosa e bellissima studentessa di legge Ellen, intende trovare la strada della giustizia. Quella super partes, imparziale e giusta, del governo degli Stati Uniti...
Regista: Joel Schumacher Cast:(Carl Lee Hailey) Samuel L. Jackson, (Procuratore Rufus Bckley) Kevin Spacey, (Jake Tyler Brigance) Matthew McConaughey, (Ellen Roark) Sandra Bullock, (Lucien Wilbanks) Donald Sutherland, (Ethel Twitty) Brenda Fricker, (Harry Rex Vonner) Oliver Platt, (Tanya Hailey) Raeven Kelly Lingua: Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Tedesco, Portoghese Sottotitoli: Francese, Italiano, Spagnolo, Portoghese, Olandese, Svedese, Norvegese, Finlandese, Danese Durata: 149 minuti

Manca il terzo libro, ma lo conservo per la prossima settimana :-P
Notteeeeeeeeeeeeeeeeeeee.

domenica 19 febbraio 2012

Rubrica: Telefilm addicted - Sherlock

Bonasera!
(E non mi sono dimenticata la u ù.ù)

Scusate l’assenza di ieri, ma ero morta sul divano causa medicine per contrastare l’allergia ù.ù
Ieri, infatti, siccome non avevo un ciufolo da fare ho finalmente deciso di dare una pulita alla mia stanza che se normalmente mi fa lamentare per le modeste dimensioni in quest’occasione mi sono dovuta ricredere. Tuttavia sono allergica alla polvere per cui nel giro di 30 secondi mi sono sentita malissimo. Dopo aver starnutito ben bene mi è rimasto un pesante mal di testa che ho contrastato proprio con le medicine con il risultato che mi hanno fatto crollare davanti alla tv mentre guardavo Sanremo (fortunatamente non mi sono persa Siani *-*).
Comunque nonostante abbia latitato in queste due settimana non vuol dire che me ne sia stata con le mani in mano, infatti, ho visto così tanti telefilm da poter riempire il blog per due mesi XD
No, vabbè, ho esagerato un pochettino, ma è comunque vero che mi sono data alla pazza gioia e nel frattempo sono diventata Sherlock dipendente, ho sbavato dietro ad un Teen Wolf, sognato grazie a qualche fiaba con Once upon a time e Michelle Forbes in The Killing mi ha lasciata il segno (e molto altro ancora, ma è meglio che dia tempo al tempo e non mostri la mia telefilm dipendenza così spudoratamente :-P).

Quest’oggi voglio parlare della prima serie che ho citato dato che mi ha anche scatenato l’idea per una rubrichetta nuova :-P
Lodi, lodi, lodi a Sherlock!
L’ho scoperto la sera di Natale sbirciando fortunatamente la televisione dei miei zii mentre già mi stavo infilando il cappotto per tornarmene a casa. Come ripeto fino allo sfinimento mio e vostro non vedo le reti Mediaset per cui quando vado in trasferta, se ne ho la possibilità, punto proprio su Italia1 e vivo di pubblicità per scoprire la serie “nuove”. Stavo quindi abbottonando il cappotto quando è passato questo:



Nel mio cervellino ho immagazzinato il titolo della serie e l’ho archiviato per quando avessi finito l’ultima stagione di Smallville (perché mi volevo molto male ù.ù). Il fatidico giorno è finalmente arrivato e la prima cosa che ho cercato è stata proprio Sherlock.
Tre episodi di 90 minuti l’uno per la prima stagione, vincitrice nel 2011 del premio BAFTA come Miglior serie drammatica, ed altrettanti per la seconda. Troppo, troppo, troppo pochi! Fortunatamente l’ho anche cercata tardi quindi ho avuto modo di trovare tutti e 6 gli episodi in un colpo solo perché in patria la prima stagione è stata trasmessa nel 2010 ed ha visto la messa in onda della seconda solo questo Gennaio a causa degli impegni dei due protagonisti. Benedict Cumberbatch, infatti, oltre ad essere impegnato con la trasposizione cinematografica de La talpa di John le Carré (dove è orrendamente biondo T.T) e di War Horse è stato, in un certo senso, anche al fianco del collega Martin Freeman in Lo Hobbit doppiando Sauron e Smaug, ma anche gli sceneggiatori avevano il loro bel da fare con Doctor Who.

Quello di Mark Gatiss e Steven Moffat è uno Sherlock Holmes moderno che rivela tutta l’eccentricità di questo personaggio dato che al giorno d’oggi non deve più essere legato agli impegni mondani della società e quindi può essere semplicemente se stesso, un sociopatico iperattivo :-P Nonostante mantenga un passato di dipendenza come l’originale la versione di Gatiss e Moffat per concentrarsi accantona la pipa passando ai cerotti alla nicotina dato che è “impossibile mantenere il vizio del fumo a Londra di questi tempi”. Penso di essere l’unica, se non una dei pochi, a credere che non sia gay nonostante in A study in pink dichiari che le fidanzate non sono il suo genere perché in A scandal in Belgravia Mycroft fa intuire che il fratellino non ha mai avuto rapporti (“E’ davvero così importante?”). Non è tra l’altro una rivelazione sconcertante dato che per Sherlock i sentimenti sono qualcosa di negativo quindi credo che sia proprio il concetto di fidanzarsi a non essere il suo genere.
John Watson, invece, si discosta dall’originale perché fin dall’inizio partecipa attivamente alle indagini, ma piuttosto che scrivere su fogli di carta le vicende del coinquilino le pubblica su un seguitissimo blog utilizzato come terapia dalla sua analista. John, infatti, tornato dalla guerra in Afghanistan ferito e con un disturbo post traumatico da stress, si reca dalla terapista anche per dei problemi di fiducia che tenta di curare riportando il medico militare nel mondo civile. Ma la miglior cura si rivela essere proprio Sherlock che come fa giustamente notare Mycroft Holmes lo riporta sul campo di battaglia del quale ha nostalgia e che riesce ad allontanarlo dalla psicologa per ben 18 mesi.

Appena ho visto Uno studio in rosa ho capito che era amore al primo cerotto alla nicotina *-* E non è una battuta. Adoro la scena in cui Sherlock riflette aiutato da ben tre cerotti e che segue l’incontro tra John Watson e l’acerrimo nemico del protagonista. Ho rivisto veramente all’infinito Holmes (Benedict Cumberbatch) steso sul divanetto che fa un’espressione buffissima nel tentativo di guardare Watson (Martin Freeman) appostato alla finestra.
Ho conosciuto un suo amico.
Un amico?
Un nemico.
Oh. Quale?
Il suo acerrimo nemico. A sentir lui la gente ha acerrimi nemici.
Le ha offerto del denaro per spiarmi?
Si.
Lo ha accettato?
No.
Avremmo potuto dividerlo. Sarà per la prossima volta.
So quasi tutte le battute a memoria e me ne vanto XD
Purtroppo mi ero spoilerata gli attori per cui sapere chi è in realtà l’acerrimo nemico di Sherlock Holmes mi ha smorzato un po’ l’effetto, ma che non sia proprio il più cattivo della storia lo fanno capire anche le prime battute che si scambiano i due.
“Lei non mi sembra spaventato.”
“Lei non mi sembra spaventoso.”
Un primo episodio così bello che non si riesce a bissare purtroppo se non con il sesto episodio, The Reichenbach Fall scritto da Steve Thompson che si è fatto giustamente perdonare per lo scivolone di The Blind Banker (Il banchiere cieco). Il secondo episodio di Sherlock, infatti, non mi è piaciuto per niente. Decisamente lento rispetto a tutti gli altri con i soliti cliché giapponesi come la cerimonia del the e l’avversario ninja. L’unica parte rilevante è l’antipatia che prova Sherlock nei confronti di Sarah, quasi fidanzata di John. Per essere coerente con quanto detto sopra più che una gelosia io ci vedo la consapevolezza di non averlo sempre intorno durante le indagini come se ormai non potesse essere più stupito dal suo genio (“E’ la fragilità dei geni John, vogliono un pubblico.”). Cucciolo...Come ci rimane male quando John rifiuta di indagare con lui perché ha preso un appuntamento *-*
Ho fatto una mia personale classifica di gradimento degli episodi: Al primo posto c’è A study in pink, seguito da The Reichenbach Fall che vede dietro di lui The Hounds of the Baskerville, poi a pari merito si trovano The great game e A scandal in Belgravia, mentre fanalino di coda è appunto The Blind Banker.
Jim Moriarty, antagonista svecchiato nel nome e nella qualifica, compare fisicamente nel terzo episodio e siccome lo interpreta Andrew Scott avrei preferito vederlo anche prima *ç* Gli eccessi nella mimica facciale e nella voce vanno a sottolineare maggiormente il contrasto tra i due personaggi (un po’ come fece Agatha Christie creando il suo Poirot che a differenza del magro e slanciato Holmes risulta piccolo e paffuto) e nonostante sia uno psicopatico ormai accertato le sue minacce sono troppo buffe XD The great game è anche l’episodio dove ho davvero adorato la recitazione di Martin Freeman soprattutto nella parte finale...quel “Buona sera. Bella sorpresa non è vero Sherlock? Questo non lo avevi previsto.” mi ha lasciata stupita per il tempo necessario in cui il mio cervello comprendesse che John non poteva essere realmente il cattivo.
In generale comunque si è veramente meritato il BAFTA come Miglior attore non protagonista e se quello come Miglior attore protagonista non è andato a Benedict Cumberbatch lo sarà sicuramente quest’anno perché nella seconda serie è stato fantastico.
Insomma, decisamente da vedere e se siete malati come me anche da rivedere almeno 6 o 7 volte.

Ma i miei tre dubbi rimangono.
- Se Sherlock può permettersi un cappotto ormai famoso per il suo valore di 1000 sterline come mai ha bisogno di un coinquilino per dividere con lui l’affitto?
- Perché Jim Moriarty chiede a Sherlock se è contento di vederlo se la pistola è fissata dietro alla schiena?
- Ma il mio dubbio principale è: come faranno a mantenere lo stesso gioco di parole in The Hounds of the Baskerville nella traduzione italiana?

P.s. Ho trovato il blog di John *-*
http://www.johnwatsonblog.co.uk
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