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giovedì 6 febbraio 2014

Un giovedì in giallo: Aiuto, Poirot! di Agatha Christie

Buondì!

Sono emozionatissima perché oggi, con l’appuntamento di Un giovedì in giallo, parte ufficialmente, ufficiosamente è già partito :-P, un progetto che avevo in mente da tanto tempo.
All'inizio dell’anno scolastico scorso, ed anche di quest’anno a dire il vero, sentivo e/o leggevo le mamme parlare di un progetto chiamato Adotta l’autore. Ragazzi, io mi faccio film mentali su tutto e quando ho letto questa cosa mi è partita la tangente. In realtà il regolamento scolastico di quest’iniziativa non corrispondeva minimamente all'idea che mi ero fatta ed il mio entusiasmo si è un po’ smontato.
Ma quel titolo mi perseguitava.
Adotta l’autore.
E pensavo…Io ce l’ho un autore da adottare. Dunque mi sono detta basta ed ho stabilito un paio di regole per questa iniziativa.
Niente di più semplice. Adottando un autore ho deciso di prendermi l’impegno di leggere tutta la sua bibliografia, in ordine di pubblicazione originale, di seguito. In alcuni casi tutta la bibliografia può essere un fardello pesante ed a lungo andare può risultare noioso perciò ho pensato di leggere almeno un libro al mese dell’autore che ho scelto.
E chi mai potevo scegliere per iniziare il mio percorso? Ma Dama Agatha Christie, naturalmente!
Ma siccome io mi sopravvaluto e devo fare le cose in grande perché limitarmi ad un solo autore? A far compagnia alla Signora del Giallo ho pensato ad un’altra autrice di polizieschi…frizzanti! Ho quindi deciso di adottare anche Janet Evanovich *-*
Siccome il fato mi ha servito su un piatto d’argento l’opportunità di far partire la mia iniziativa a Dicembre mi sono portata un po’ avanti con le letture :-P
Per quanto riguarda Janet Evanovich sono arrivata al secondo libro pubblicato, Due di troppo, ed anche se il mio progetto avrebbe previsto la rilettura del primo libro della serie di Stephanie Plum ho scelto di evitare dato che l’ho letto solo poco tempo fa ed il ricordo è ancora vivido. In realtà per il progetto andava riletto…però io odio le riletture a così breve distanza.
Agatha Christie invece mi ha tenuta un po’ più compagnia ed infatti ho terminato a Gennaio il suo terzo libro, ed è proprio un libro della Christie che vorrei recensire oggi.

Un giovedì in giallo è una rubrica creata da Giulie del blog L'albero delle gocciole che consiste nel presentare le ultime novità del genere in questione, quindi polizieschi, thriller, etc...Nel mio piccolo ho però previsto una modifica, ovvero ho deciso di renderla un po' più generica trattando anche vecchi gialli che hanno fatto la storia del genere e, perché no,vorrei proporre anche delle recensioni quando mi è possibile.


Voto:  su 10
Titolo: Aiuto, Poirot!
Autore: Agatha Christie
Trad.: L. Volpatti

Editore: Mondadori (Collana: Oscar Mondadori)
Pagine: 224 Formato: Brossura
Prezzo: 9,00€
Isbn: 9788804521723

Trama: Invitato a recarsi in Francia per proteggere un uomo minacciato da un pericolo sconosciuto, il celebre Poirot al suo arrivo ha una sconsolante sorpresa: il suo cliente è già stato assassinato da una coppia di misteriosi stranieri. Incaricato di investigare sul delitto, il detective belga scopre, insieme al fedele capitano Hastings, che il crimine è stato compiuto seguendo lo stesso metodo di un assassinio commesso molti anni prima e che la vittima, pur amando teneramente la moglie, era legata a una donna affascinante ed enigmatica. Nello strano caso risultano poi implicati il figlio dell'uomo assassinato, una coppia di ballerine acrobatiche e un aitante segretario. La polizia, rappresentata dall'arrogante e iperattivo ispettore Giraud, "il segugio umano", ha i suoi sospetti ma, come al solito, sarà Poirot a dire l'ultima parola, scoprendo una verità rimasta a lungo sepolta.

L'autrice: Agatha Christie (pseudonimo di Agatha Miller, Torquay, Inghilterra, 1890 - Wallingford, Inghilterra, 1976) è la più famosa giallista al mondo e una delle più prolifiche scrittrici di ogni tempo: ha al suo attivo circa ottanta opere, tradotte in più di cento lingue e vendute in oltre due miliardi di copie. Oltre ai gialli e alle opere teatrali ha scritto sei romanzi d'amore, un'autobiografia e un libro di viaggio. Nel 1971 ha ricevuto il più alto riconoscimento britannico, divenendo Dama dell'Impero.

Recensione: Ho deciso di far partire ufficialmente il mio progetto proprio con questo libro perché è sicuramente il romanzo nel quale si nota palesemente com'è nata l’idea per il personaggio di Hercule Poirot. Niente di più semplice; è semplicemente l’opposto del consulente investigativo più famoso a quei tempi: Sherlock Holmes.
Se uno è alto e magro l’altro è basso e grossoccio, se uno è l’uomo d’azione e dedito alle armi l’altro si guarda bene dal muovere un solo dito per fare attività fisica o premere un grilletto, se il primo è sempre macchiato o ha le mani rovinate da numerosi esperimenti chimici il secondo non ammette alla sua vista un singolo capello fuori posto perché tutto deve essere in ordine ed impeccabile. E se spesso Sherlock ricorre a sostanze stupefacenti, Hercule non permetterebbe mai che le sue celluline grigie si offuscassero.
Così quando nel romanzo il rivale Giraud fa il suo ingresso in campo non si può fare a meno di pensare al metodo investigativo proprio di Sherlock Holmes e dal quale Hercule Poirot rifugge.
In questo caso un Poirot in grande forma, anzi grandissima dato che anche Hastings trama alle sue spalle, e dà il meglio di se per un romanzo pieno di colpi di scena. Forse un po’ troppi, fino a che non cadono nella forzatura ma necessari per tenere viva l’attenzione sulla storia, veloce e scorrevole come tutte le storie di Agatha Christie, che porta ad un finale veramente inaspettato ed ad un assassino che solo colui che indaga la mente umana può individuare ed acciuffare.
Mi è risultato difficile scoprire il colpevole. Tutte le persone che avevo in mente erano sbagliate, forse perché il cattivo della situazione è un po’ troppo inaspettato o forse perché ormai le mie celluline grigie hanno definitivamente cessato di esistere.
In qualsiasi caso quelli che spiccano sono i personaggi che risultano ben caratterizzati, dal protagonista al più inutile ai fini della storia. Escono e delineano meglio il personaggio le manie di Poirot, ed in questo caso Hastings passa dal ruolo del semplice narratore a parte attiva nella storia. Quanto giovi questa attività non lo saprei quantificare, ma almeno interviene un po’ anche lui ed aumenta il coinvolgimento del lettore. Però dovrebbe smettere di correre dietro alla prima venuta! Ed accade, ma… sembra che se fosse stata la sua Cenerentola o un’altra donna single, o diversamente impegnata, per lui sarebbe stato lo stesso. "Decisamente, siete peggio di un turco, Hastings, dovreste farvi un harem!".
Ma le vere protagoniste in questo caso sono le donne che per diversi e particolari motivi risultano essere forti e determinate, anziché semplici oggetti d’arredo. C’è chi trama, chi tesse e chi disfa.
Avendo visto prima il film con David Suchet che il romanzo ha ispirato però ho visto i suoi limiti. Una piccola introduzione con il caso che ha ispirato il delitto, così come accade nel film, sarebbe stata meglio dato che l’ignoto di certo non aiuta il lettore-investigatore. O comunque sarebbe stata utile anche solo una prefazione nella quale spiegare il fatto di cronaca francese che ha ispirato il romanzo.
Ed avrebbe messo più pepe alla competizione tra Poirot e Giraud una piccola posta in palio.
Ma con il senno di poi ed un acuto senso critico tutti sapremmo scrivere il romanzo perfetto.
Insomma…Come dice lo stesso Poirot “Il delitto è un’abitudine” ed io ci aggiungerei “anche poco originale”, come si evince da questo capitolo!

In 3 parole: Poirot vs. Holmes

venerdì 25 gennaio 2013

Un giovedì in giallo: Bastardo numero uno di Janet Evanovich

'Sera!

Oggi per Un giovedì in giallo ho deciso di postare un'altra recensione in modo da spiegare anche come mai ieri nella mia wish list è finito un libro di Janet Evanovich e soprattutto perché ho scelto la versione Tea. E' amore. E siccome i libri che compongono la serie di Stephanie Plum dovranno arrivare fino a 18 (per ora ne sono stati pubblicati solo 7) è meglio puntare sulla versione economica :-P

Un giovedì in giallo è una rubrica creata da Giulie del blog L'albero delle gocciole che consiste nel presentare le ultime novità del genere in questione, quindi polizieschi, thriller, etc...Nel mio piccolo ho però previsto una modifica, ovvero ho deciso di renderla un po' più generica trattando anche vecchi gialli che hanno fatto la storia del genere e, perché no,vorrei proporre anche delle recensioni quando mi è possibile.


Voto:  su 10

Titolo
: Bastardo numero uno
Autore: Janet Evanovich
Trad.: S. Massaron

Editore: Salani (Collana: Collezione Jim Thompson)
Pagine: 328 Formato: Rilegato
Prezzo: 16,80€
Isbn: 9788884518200

Trama: Cos'ha di speciale Stephanie Plum? Apparentemente non molto. È carina, solida, spiritosa, cresciuta nel pittoresco quartiere chiamato il Borgo di una città del New Jersey che invece di pittoresco non ha nulla. Quando malauguratamente si ritrova disoccupata, visto che al Borgo sono tutti imparentati tra di loro, pensa di andare a chiedere aiuto al cugino Vinnie, che ha un'agenzia di cauzioni: presta soldi a chi deve uscire di prigione fino alla data del processo, ma se i debitori non si presentano in tribunale spedisce sulle loro tracce degli agenti incaricati di catturarli e portarli alla polizia. E Stephanie capita proprio al momento giusto per occuparsi dell'incarico migliore: acciuffare l'irresistibile, affascinante, canagliesco Joe Morelli, con cui aveva avuto una torrida avventura (come peraltro metà delle donne del New Jersey), ora poliziotto in fuga accusato di omicidio. Munita di pistola, manette e spray antiaggressione, Stephanie si improvvisa agente di recupero cauzioni; ha a che fare con un campionario di maniaci sessuali, ubriaconi e perditempo, e si ritrova coinvolta in vicende paradossali che però conducono tutte allo stesso mistero di cui Morelli sembra la chiave. E come se non bastasse, un pericoloso assassino, completamente pazzo, non vede l'ora di metterle le mani addosso e ridurla in fin di vita...
Cos'ha di speciale questo romanzo? Tutto. E' diverso da ogni altro thriller, così come la sua eroina non somiglia a nessuna detective letteraria: non è particolarmente depressa nè matta, ma è una persona normale alle prese con un mestiere assolutamente fuori dal normale. Un mestiere per cui non sembra affatto tagliata, ma che affronta con innegabile coraggio e faccia tosta, con un bel po' di incoscienza e con uno straordinario, irresistibile, formidabile senso dell'umorismo. Impossibile smettere di leggere, impossibile staccarsi da lei.

L'autrice: Janet Evanovich è nata nel New Jersey. Ha studiato arte, ma era allergica ai colori, così ha provato a diventare scrittrice. Purtroppo tutti i suoi manoscritti venivano respinti. Ha poi cominciato a lavorare come segretaria, finchè non ha ricevuto la telefonata di un editore interessato a un suo vecchio romanzo rosa. Dopo aver scritto numerosi romanzi rosa, si è dedicata al poliziesco e a Stephanie, che è diventata in breve la detective più famosa d'’America: ogni sua nuova avventura conquista il primo posto della classifica del New York Times. Salani ha pubblicato: Bastardo numero uno, Due di troppo, Tre e sei morto, Non dire quattro, Batti il cinque, Sei nei guai e Stephanie ammazza sette.

Recensione: E’ un mix davvero curioso quello che crea Janet Evanovich per il suo romanzo. Si tratta di un misto tra chick-lit e poliziesco, contornato da una parte romance avvolta in un alone di umorismo.
Stephanie è un personaggio unico, al quale non si può fare a meno di affezionarsi. Conquista subito il lettore con la sua ironia e la sua colossale sfortuna. E’ una donna normalissima che per allontanarsi dal baratro della povertà si ritrova ingenuamente con un lavoro che non sa fare e per il quale non ha di certo l’aspetto giusto. Non ha le competenze necessarie; non sa che la persuasione non sempre paga, che le manette stanno meglio addosso agli altri e che tra una borsetta ed una pistola forse è meglio la pistola. Ma piace anche per questo, perché è genuina ed anche se si trova per le mani le armi del mestiere ciò non vuol dire che un’ex commessa di intimo debba avere la sicurezza necessaria per utilizzarle. La Plum impara dai propri errori, sperando di non morire nel tentativo, così da diventare un’agente di recupero meno incapace man mano che la storia prosegue.
Ogni tanto la sua immensa sfortuna e goffaggine si scontrano con dei colpi di fortuna troppo grandi per passare inosservati, ma sono trattati con talmente tanta ironia che quasi si perdona alla Evanovich questi piccoli scivoloni.
Stephanie non è l’unico personaggio ben costruito, lo sono tutti. Tutte le creature della Evanovich sono ben caratterizzare, dalla madre incapace di lasciar andare la propria figlia ormai trentenne, al pugile ammirato da tutti e violento, dalla killer di polli arrosto Nonna Mazur al premuroso amico/parente Eddie, dalla guida Ranger al fascinoso Morelli. Joe...Joseph Morelli al quale nessuna donna sa resistere, neanche la liceale Stephanie. Il fascino del teppista si amalgama con quello della divisa creando un ricercato imprendibile. E dire che di occasioni non mancano, con tanto di situazioni molto divertenti tra i due coprotagonisti, ma non sempre si fa tutto per denaro.
La scrittura, infine, è scorrevole e leggera, tanto da non riuscire a staccarsi più dal libro.
In definitiva si tratta comunque di un poliziesco che non vuole prendersi troppo sul serio e che non potrà mai essere paragonato ai gialli più impegnati, ma sicuramente non si rivelerà tempo sprecato. Forse può sembrare scontato, e lo è con la sua classica struttura degli anni ’90, ma è talmente piacevole che si può passare sopra questo inconveniente senza tanti rimpianti dato che questo libro lascia una buona dose di buon’umore al termine della lettura.

Pagina 99
Estratto

Questa recensione partecipa alla:
- Hogwarts Reading Challenge ideata da Denise di Reading is believing.

giovedì 10 gennaio 2013

Un giovedì in giallo: E' già buio, dolcezza di Jim Thompson

Buondì!

Nonostante in questi ultimi tempi abbia decisamente svirgolato verso gli YA, il mio primo amore sono comunque loro: I polizieschi, ma quelli fatti bene! E si sa...Il primo amore non si scorda mai perciò ritorna con mia grande gioia la rubrica Un giovedì in giallo!

Un giovedì in giallo è una rubrica creata da Giulie del blog L'albero delle gocciole che consiste nel presentare le ultime novità del genere in questione, quindi polizieschi, thriller, etc...Nel mio piccolo ho però previsto una modifica, ovvero ho deciso di renderla un po' più generica trattando anche vecchi gialli che hanno fatto la storia del genere e, perché no,vorrei proporre anche delle recensioni quando mi è possibile.

Devo fare una piccola precisazione su i dati del libro che andrò a riportare. Io ho letto un'edizione differente. Taaaaantissimo tempo fa per Mondadori in edicola usciva una collana chiamata I classici del giallo. Ogni volume è dedicato ad un autore del genere e costituisce una mini raccolta di tre o quattro suoi romanzi per farlo conoscere. Perciò io ho letto la versione Mondadori, con anche il titolo Mondadori ovvero Prima dell'alba, ma volendo presentare qualcosa che si trova attualmente in commercio (più o meno) ho preferito inserire i dati dell'edizione Fanucci che a Jim Thompson ha anche dedicato un'intera collana. Oggi sono più prolissa del solito, vogliate scusarmi ma è il mio pane :-P

Voto:  su 10
Titolo: E' già buio, dolcezza
Autore: Jim Thompson
Trad.: A. Martini

Editore: Fanucci (Collana: Collezione Jim Thompson)
Pagine: 201 Formato: Brossura
Prezzo: 12,50€
Isbn: 9788834709365

Trama: William Collins è bello, educato, gentile. Ma può facilmente diventare pericoloso, quando perde la calma e lo sguardo si annebbia, e le furie si impossessano della sua vita, delle sue azioni. Ex pugile con un ‘incidente’ mortale alle spalle, Collins è di nuovo a piede libero, e si è unito a un affabile truffatore e a una donna provocante e senza scrupoli. Insieme, progettano un ‘colpo’, un rapimento, un omicidio, e molto, molto di più.
Pubblicato originariamente nel 1955, È già buio, dolcezza è una presentazione ideale del mondo oscuro di Jim Thompson. Gli istinti brutali, la dittatura feroce di un destino insormontabile, i rapporti umani dominati dai cliché e dall'incomprensione reciproca, l’ossessione del denaro come unica sorgente di felicità: tutto questo è mediato e sublimato da una dolorosa tenerezza nella descrizione del male di vivere, da un’accusa sempre appassionata di quel modello imperfetto di esistenza comune che si definisce società umana.
Con questo romanzo - dopo aver acquistato in esclusiva l’opera omnia - la Fanucci Editore ha inaugurato la ‘Collezione Thompson’, una collana dedicata a un maestro indiscusso del noir, così definito in un volume antologico per la prestigiosa Library of America.

"Jim Thompson ha catturato lo spirito del suo tempo, e lo spirito della seconda metà del XX secolo: un senso di vuoto e di smarrimento nella terra dell’abbondanza, di disagio nel cuore del conformismo, di alienazione."
Stephen King

L'autore: Nel settembre del 1952, quando la Lion Books pubblica direttamente in edizione tascabile L’assassino che è in me, Jim Thompson ha quarantaquattro anni, un alcolismo ormai cronico, tre romanzi di nessun successo alle spalle. Nato nel 1908 ad Anadarko, Oklahoma, ha vissuto, attraverso le gesta del padre, sceriffo, avvocato, politicante, speculatore petrolifero, fallito cronico, l’intera traiettoria del capitalismo americano di inizio secolo, fino al suo crollo nel 1929. Per mantenere la famiglia d’origine e poi quella acquisita, è stato costretto a una serie interminabile di mestieri, che lo hanno portato a stretto contatto con il campionario di reietti che popolerà i suoi libri: sindacalisti e vagabondi, piccoli gangster e sceriffi, prostitute e bigotte. All'inizio degli anni Trenta è entrato in contatto – dopo una breve esperienza da studente universitario e aspirante poeta – con il mondo delle riviste pulp, scrivendo soprattutto storie romanzate di delitti realmente avvenuti e pubblicandole su periodici come True Detective. È poi entrato nel Federal Writers’ Project, arrivando a dirigere la sezione dell’Oklahoma; in quel periodo, con ogni probabilità, ha aderito al Partito comunista americano. Proprio dall'incontro tra Marx e Freud, tra l’esplorazione del capitalismo americano e dei suoi mali e la capacità di calarsi negli orrori e nelle dissociazioni della mente umana, Thompson trae la linfa vitale che scorre in tutti i suoi romanzi, a cominciare da Now and on Earth, scritto – vuole la leggenda – in una squallida stanza d’albergo di New York, nell'arco di tre settimane vissute in un perenne stato di stupore alcolico. Chiamato a elencare i suoi modelli letterari, Thompson si limiterà sempre a citare due libri, letti e riletti per tutto il corso della sua vita: Il Capitale e Edipo Re. La forza eversiva di Thompson, la sua capacità di evocare le mille distorsioni del sogno americano, si esaltano e trovano libero spazio nella formula del paperback dei primi anni Cinquanta, nel rapporto con un’industria che lo paga poco ma regolarmente e che accetta i suoi prodotti senza troppe domande e con ancor meno costrizioni. Nel giro di cinque anni, dal 1952 al 1957, Thompson pubblica qualcosa come quindici romanzi, di cui almeno sei (L’assassino che è in me, Notte selvaggia, A Swell-Looking Babe, A Hell of a Woman, The Nothing Man, È già buio, dolcezza) sono considerati dalla critica tra le espressioni più perfette del noir. Nel 1955, Stanley Kubrick, che ha letto L’assassino che è in me e lo considera “il più grande romanzo su una mente criminale che sia mai stato scritto”, assolda Thompson come sceneggiatore per Rapina a mano armata, tratto da un romanzo di Lionel White. L’esperienza viene poi ripetuta due anni più tardi, con Orizzonti di gloria. Benché entrambi i film lascino il segno – e valgano a Kubrick una meritata fama – Thompson non riesce a sfondare a Hollywood, né come sceneggiatore (produrrà solo qualche script televisivo), né come romanziere (dovrà attendere il 1972 perché un suo libro, Getaway, venga portato sugli schermi). Sempre più segnato dall'alcolismo  scrive in modo ormai sporadico, ma riesce ancora a estrarre dal cilindro almeno tre capolavori: lo stesso La fuga, nel 1959, I truffatori nel 1963 (da cui Stephen Frears ha tratto il fortunato Rischiose abitudini, forse la miglior trasposizione da Thompson) e Colpo di spugna nel 1964 (anch'esso tradotto in film da Bertrand Tavernier). Un breve cameo-omaggio nel film Marlowe, poliziotto privato (1975) di Dick Richards, lo ritrae a fianco di Robert Mitchum, due anni prima della morte, nel 1977. Thompson in quel momento è completamente dimenticato nel suo paese – dove i suoi romanzi rimarranno fuori stampa ancora per diversi anni, prima della riscoperta – ma oggetto di un tenace culto in Europa, e soprattutto in Francia.

Recensione: E’ a causa di letture come queste che vorrei mangiarmi le mani per aver fatto passare così tanto tempo prima di leggere un libro e per averlo addirittura lasciato a prendere polvere. Quando si è compratori compulsivi non ci si rende conto del danno che ci si fa accumulando libri su libri in attesa di essere aperti, magari dopo 5 anni. Ho lasciato passare 5 anni prima di poter immergermi in questo piccolo capolavoro del genere noir.
Ed immergermi è la parola adatta dato che non sono riuscita a staccarmi dal libro; ero al fianco di quei personaggi dalla vita tormentata ed in attesa di un’unica azione per riscattarsi, nonostante loro non lo sapessero ancora. E quando questa arriva riserva un finale brillante ed inaspettato. Un finale amaro e nel quale non si può fare a meno di amare l’antieroe della storia che nonostante sia costruito sulla base dei cliché del genere non riesce a farsi disprezzare.
Forse tutto ciò è semplicemente dovuto all'abile penna di Thompson che narra la storia dal punto di vista di Collie ed in prima persona. La sua incomprensione è stata la mia, come anche la sua mancanza di fiducia nei confronti di coloro che associano alla parola matto lo stato di stupidità. In realtà Collie è tutto fuorché stupido, è paranoico. Lui elabora meglio di coloro che dovrebbero essere sani di mente trovando ogni volta la soluzione giusta per lui, anche se disperata.
Thompson con i suoi personaggi rappresenta il peggio dell’umanità, la parte egoista ed avida, ma anche quella semplicemente brutta perché dedita al vizio. E qual è il vizio per eccellenza nel genere noir? L’alcool. Si respira alcool, se ne beve ad ogni intervento di Fay e per osmosi rilascia tensione e violenza. Una violenza che può essere latente, visibile nelle espressioni tirate e nelle parole cattive, ma anche manifesta dato che nonostante tutto Collie è pur sempre un ex pugile.
Ho iniziato questo nuovo anno con una lettura intrigante fatta un po’ per caso, ma della quale sicuramente non mi scorderò.

Pagina 69

Questa recensione partecipa alla:
- Hogwarts Reading Challenge ideata da Denise di Reading is believing.

giovedì 27 settembre 2012

Rubrica: Un giovedì in giallo + Recensione: Il club dei filosofi dilettanti


Buondì! Nonostante abbia detto che non sarebbe stata una rubrica periodica torno a recensire un libro proprio per questo spazio. Il caso ha voluto che questo mese le poche letture fatte ricadessero su questo genere quindi rieccomi, anche se ad essere onesta io non concordo sulla classificazione dei libri di Alexander McCall Smith. Lo capirete comunque dalla mia recensione.

Voto:  su 10
Titolo: Il club dei filosofi dilettanti
Autore: Alexander McCall Smith

Traduttore: Garbellini G.

Editore: TEA (Collana TeaDue)
Pagine: 263 Formato: Brossura
Prezzo: 8,60€
Isbn: 9788850213733

TramaDopo aver assistito a un concerto alla Usher Hall di edimburgo, un ragazzo muore cadendo dalla balconata. Un incidente? Un suicidio? Un omicidio? Isabel Dalhousie decide di indagare e scoprire la verità...

Durante una prima all'opera al teatro di Edimburgo, il giovane manager Mark Fraser muore cadendo in platea dalla balconata: sembra una morte assolutamente accidentale, ma a Isabelle Dalhousie, donna single di gusto e di cultura, fondatrice del Club dei filosofi dilettanti e assidua frequentatrice di mostre e concerti, non tutto pare così semplice. E si sente quasi moralmente obbligata a improvvisarsi detective, seguendo i fili di un'indagine che McCall Smith descrive con prosa lieve e divertita, seguendo gli incontri e le conversazioni della sua curiosa protagonista. Alexander McCall Smith, nato e cresciuto in Africa, è professore di medicina legale presso l'Università di Edimburgo e conosciuto in Italia per la serie di Precious Ramotswe.

Citazione« Chi non intende ragioni di solito non gestisce un'azienda» ribatté Peter. «Anche se a volte governa una nazione. I politici sono diversi dagli uomini d'affari o dai manager. La politica affascina le persone sbagliate. » Isabel concordava: « Già, è così. Tutti quegli ego esagerati. E per quello che si mettono in politica, perché vogliono dominare gli altri. Amano il potere e le sue trappole. Sono pochi quelli che si danno alla politica per rendere migliore il mondo. Magari qualcuno c'è, ma sono pochi».


L'autoreAlexander McCall Smith, nato nello Zimbabwe, dove è cresciuto prima di completare gli studi in Scozia, vive almeno due vite. In una è professore di Medicina legale all'Università di Edimburgo, autore di dotte opere specialistiche e vicepresidente della commissione inglese per la genetica; nell'altra è scrittore di gialli e creatore di diverse serie di mystery la cui fama si è prodigiosamente diffusa in tutto il mondo.
Alexander McCall Smith su Internethttp://www.randomhouse.com/features/mccallsmith/  Sito della Random House dedicato all'autore (in inglese)

Recensione: Ci sono commenti che possono essere fatti e commenti che non possono essere neanche pensati. Tra quest’ultimo ricade il commento presente in copertina ed attribuito a Vanity Fair, ovvero Miss Marple è risorta, a Edimburgo. I casi sono due...O chi ha pensato questa frase non ha mai letto un libro di Agatha Christie in cui figura l’arzilla vecchietta o non ha mai letto Il club dei filosofi dilettanti. Quali delle due?
Direi che sicuramente non ha mai letto un libro della Christie. Miss Marple opera ad un altro livello; essendo una profonda conoscitrice della natura umana, oltre a cogliere gli indizi che un cadavere le può offrire, paragona più volte ciò che può essere accaduto alla vittima ed a coloro che la conoscevano con ciò che avviene agli abitanti di St. Mary Mead. Per questo le persone la credono un tantino fuori fase quando parla del rospo nascosto dentro il cassetto della maestra o delle vicende amorose di un negoziante.
Ora...Come si può paragonarla ad Isabel Dolhousie quanto quest’ultima non fa niente di tutto ciò? Discorre di filosofia, questo è vero, ponendosi dei problemi che solo a volte sono riferiti al caso sul quale sta indagando ma da qui ad arrivare all'acume di Miss Marple ce ne vuole.
Non riesco neanche a sopportare il fatto che lo si consideri un giallo. Un cadavere non fa un romanzo poliziesco. Come per Le lacrime della giraffa il morto è solo un pretesto per parlare di altro; di morale, di etica, di menzogna e di rispetto della privacy altrui che tuttavia non sono approfonditi con la cura dovuta forse proprio perché colei che predica razzola male.
Sono tutti argomenti che fanno riflettere, ma che appesantiscono un po’ la lettura (sarà che sto rimandando l’esame di filosofia all'infinito perché io e la materia non andiamo molto d’accordo) infatti scherzando posso dire che per me questa lettura è stata come un parto. E dirò di più...confesserò...avevo già iniziato questo libro tempo fa per poi abbandonarlo dopo i primi 4 capitoli. Se al secondo tentativo l’ho terminato è solo perché non mi piace comprare libri per non leggerli prima di darli via e perché l’avevo inserito in una sfida di lettura.
Un vero peccato.
P.s. Ma poi...Sto Club dei filosofi dilettanti che fine ha fatto? Non si riuniscono mai perché i membri hanno altri impegni (il che dovrebbe far capire quanto sia accattivante) quindi perché dedicargli il titolo? Bah...

Pagina 99

venerdì 21 settembre 2012

Rubrica: Un giovedì in giallo + Recensione: L'uomo dei cerchi azzurri


Ed eccomi a pubblicare per la prima volta la rubrica Un giovedì in giallo con il suo bannerino *-* Non è carinissimo? *-* Occhio alle risposte miei cari perchè...sono una FAN, non solo con la F maiuscola quindi, della Signora in giallo per cui non me la trattate male! Ogni estate, quando mandano le repliche, sono incollata alla televisione per vedere come Jessica (mia omonima tra l'altro ù.ù) risolve i vari casi anche se ormai li conosco a memoria. Come non potrebbe esistere in letteratura il genere poliziesco senza Edgar Allan Poe, in televisione non potrebbe esistere senza questa donnina e la sua fidata bicicletta *-* Potevo quindi non creare un banner per questa rubrica senza la sua persona? Giammai.
Un giovedì in giallo è una rubrica creata da Giulie del blog L’albero delle gocciole e leggermente rielaborata da me.

Voto:  su 10
Titolo: L'uomo dei cerchi azzurri
Autore: Fred Vargas
Traduttore: Yasmina M.

Editore: Einaudi (Collana: Stile Libero. Big)
Pagine: 238 Formato: Brossura
Prezzo: 15.50€
Isbn: 9788806182311

Trama: «Victor, malasorte, il domani è alle porte». È la frase che delizia i parigini. Compare da quattro mesi intorno ai misteriosi cerchi azzurri tracciati col gesso di notte sui marciapiedi. In mezzo al cerchio, un tappo di birra, una chiazza di vomito, un accendino, una cacca di cane... Giornalisti e psichiatri discettano. Adamsberg pensa invece che non ci sia proprio niente da ridere. Lui lo sa. Lui lo sente. Che nei cerchi c'è crudeltà. E aspetta. Aspetta che in mezzo al cerchio azzurro compaia il primo cadavere.

CitazioneMi domandavo perché faccio lo sbirro. Forse perché in questo mestiere devi cercare delle cose con buone probabilità di trovarle. E ti consola del resto. Perché nel resto della vita nessuno ti chiede di cercare niente, ed è difficile che tu possa trovare visto che non sai cosa cerchi.

L'autriceFred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tal proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali. 
Di Fred Vargas Einaudi Stile libero ha in catalogo finora: Io sono il Tenebroso (2000, 2003, 2006), Chi è morto alzi la mano (2002 e 2006), Parti in fretta e non tornare (2004 e 2006), Sotto i venti di Nettuno (2005 e 2008), L'uomo a rovescio (2006, 2008), Nei boschi eterni (2007 e Super Et 2008), L'uomo dei cerchi azzurri (2007), Un po' piú in là sulla destra (2008 e 2010), Un luogo incerto (2009 e 2011), Prima di morire addio (2010 e 2011), I quattro fiumi (2010), Critica dell'ansia pura (2010), La cavalcata dei morti (2011) e le raccolte La trilogia Adamsberg (2009), che riunisce le prime inchieste del commissario, Scorre la Senna (2009), raccolta di tre racconti con protagonista il commissario Adamsberg, e I tre evangelisti (2010), che riunisce in un unico volume i romanzi Chi è morto alzi la manoUn po' più in là sulla destra e Io sono il Tenebroso.

Recensione: Mi sono avvicinata a Fred Vargas grazie alla serie dei tre Evangelisti che ho semplicemente adorato. Non sono gialli da 10 stelle perché trovo sempre delle pecche nelle trame, ma i personaggi li ho trovati fantastici nelle loro eccentricità. Per questo ho deciso di proseguire la bibliografia della Vargas iniziando la serie dedicata ad  Adamsberg e Danglard peccato però che non ho trovato lo stesso spirito. L’uomo dei cerchi azzurri (il libro, non il personaggio) rispecchia il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, è lento e dispersivo per poi avere un piccolo sprint finale. La prima metà del libro quindi l’ho trovata poco scorrevole, intrisa di dettagli inutili che mi sono sembrati un tentativo di allungare una nascente indagine che, giustamente, procede a rilento. (E francamente i continui riferimenti al “tesorino” mi hanno irritata. Chiamarla Camille o l’amore della mia vita era troppo? Il tesorino è orrendo.)
La storia prende il via nella seconda metà, più o meno, quando avvengono gli omicidi e quindi iniziano le indagini vere e proprie. Tutto sommato è una lettura piacevole, ma niente di più e niente di meno.
La pecca di questo romanzo? Contro ogni aspettativa direi Danglard. Un ispettore ubriacone? Potrei capire se bevesse solamente in casa propria, ma addirittura in ufficio così da essere ubriaco già nel primo pomeriggio? No…Non mi piace. Certo però lo capisco, è dura vedere il proprio capo arrivare alla soluzione come se nulla fosse dopo un periodo infinito di buio. 

Pagina 99

Ordine di pubblicazione in patria: Per chi come me predilige leggere i libri, in particolare gialli, nell'ordine in cui sono stati pubblicati in lingua originale mi appoggio a Wikipedia per lasciarvi l'ordine esatto (Ho sottolineato i libri in cui compaiono i tre evangelisti) ^^

- Les Jeux de l'amour et de la mort, 1986 (Non ancora tradotto)
Prima di morire addio (Ceux qui vont mourir te saluent, 1994) (Einaudi, 2010)
Chi è morto alzi la mano (Debout les morts, 1995) (Einaudi, 2002)
Un po' più in là sulla destra (Un peu plus loin sur la droite, 1996) (Einaudi, 2008)
L'uomo dei cerchi azzurri (L'Homme aux cercles bleus, 1996) (Einaudi, 2007)
- Io sono il Tenebroso (Sans feu ni lieu, 1997) (Einaudi, 2000)
- L'uomo a rovescio (L'Homme à l'envers, 1999) (Einaudi, 2006)
- Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard, 2001) (Einaudi, 2004)
- Sotto i venti di Nettuno (Sous les vents de Neptune, 2004) (Einaudi, 2005)
- Nei boschi eterni (Dans les bois éternels, 2006) (Einaudi, 2007)
- Un luogo incerto (Un lieu incertain, 2008) (Einaudi, 2009)
- La cavalcata dei morti (L'armée furieuse, 2011) (Einaudi, 2011)
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