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lunedì 19 marzo 2012

Rubrica: Dorfles consiglia


Oggi è Lunedì e quindi è tempo di riproporre i consigli libreschi che il professor Piero Dorfles dà durante la trasmissione Per un pugno di libri, che ricordo andare in onda la Domenica alle 18 su Rai3. Domenica ho seguito la puntata con il fiato sospeso per un altro motivo...Per la prima volta sto cercando di capire il titolo per il gioco da casa. Spero di prendere la linea Domenica prossima perché so la risposta!!!!
Comunque come sempre presento prima di tutti gli altri il libro di puntata dato che i libri che il professore suggerisce hanno dei punti di contatto con esso.

Titolo: Fuga senza fine
Autore: Joseph Roth
Traduttore: M. G. Manucci

Editore: Adelphi (Collana: Gli Adelphi)
Pagine: 151 Formato: Brossura
Prezzo: 8,50€
Isbn: 9788845911590

Trama: Dalla steppa siberiana all’asfalto di Parigi e Berlino, fra amori facili e amori impossibili: il romanzo del disincanto e dello smarrimento nell'aria di Weimar. «Io so soltanto che non è stata, come si dice, la ‘inquietudine’ a spingermi, ma al contrario – una assoluta quiete. Non ho nulla da perdere. Non sono né coraggioso né curioso di avventure. Un vento mi spinge, e non temo di andare a fondo» (Joseph Roth). «... abbandonatevi al corroborante piacere di ascoltare il più intelligente, il più leggero, il più penetrante racconto della Distruzione inventato tra le Due Guerre» (Alfredo Giuliani).

L'autoreJopseph Roth (1894-1939) fu ufficiale dell'esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 l'avvento del nazismo lo costrinse ad abbandonare la Germania, dove viveva. Morì a Parigi.

Titolo: La Repubblica di Weimar
Autore: Gunther Mai
Traduttore: E. Morandi

Editore: Il Mulino (Collana: Universale Paperbacks il Mulino)
Pagine: 176 Formato: Brossura
Prezzo: 14,00€
Isbn: 9788815233943

Sinossi: La repubblica di Weimar (1919-1933), che liquidò il Reich e fu il primo regime democratico della storia tedesca, fu un periodo culturalmente vivace, politicamente turbolento, economicamente drammatico. Il volume ne ricapitola la storia nel contesto della lunga stagione di crisi che segnò la vita e la società europee fra le due guerre mondiali. Passo a passo, l'autore ricostruisce gli eventi di quegli anni, facendo emergere le tensioni e le difficoltà che in Germania finirono per dare spazio al nazionalsocialismo e che permisero a Hitler di salire al potere.

L'autoreGunther Mai insegna Storia moderna e contemporanea nell'Università di Erfurt. Tra i suoi libri: "Das Ende des Kaiserreichs" (1987), "Der Alliierte Kontrollrat in Deutschland 1945-1948" (1985), "Europa 1918-1939" (2001).

Titolo: Villetta con piscina
Autore: Herman Koch
Traduttore: G. Testa

Editore: Neri Pozza Editore (Collana: Bloom)
Pagine: 384 Formato: Brossura
Prezzo: 17,00€
Isbn: 9788854505445

Trama: Marc Schlosser è un medico di famiglia. Riceve la mattina, dalle otto e mezza all'una. Venti minuti circa a paziente così spartiti: un minuto per capire quello che c'è da capire e gli altri diciannove per inscenare una parvenza di interesse. E i pazienti se ne vanno via soddisfatti, prendendo per una meticolosa e inusuale attenzione quella che non è altro che una messa in scena. Di recente, però, un increscioso incidente ha turbato la tranquilla esistenza di Marc. Dopo il funerale di Ralph Meier, la star televisiva dalla figura imponente e la voce stentorea, Judith, la moglie dell'attore, ha fatto irruzione nello studio di Schlosser scagliando a terra una sedia e strillando ripetutamente «Assassino!». È passato un anno e mezzo da quando Ralph Meier si era materializzato in quella stessa sala d'aspetto. Aveva il suo solito atteggiamento, quella prorompente fisicità che si acquista soltanto con regolari abbuffate in ristoranti che abbiano ottenuto una o più stelle Michelin o con copiosi barbecue nel cortile di casa. Ma era malato, profondamente malato. Nel suo corpo, le cellule maligne si erano già rivoltate contro quelle sane.
Marc ha capito subito che occorreva un intervento drastico, un first strike, un bombardamento a tappeto che avrebbe messo K.O. tutte le cellule maligne in un colpo solo. Eppure ha tranquillizzato l'attore, dicendogli che non c'era nulla di serio di cui preoccuparsi. E un anno e mezzo dopo Meier, il viso magro al posto di quello pienotto di un tempo, ha ingoiato un bicchierino letale per non lasciare alla malattia il gusto di portarselo via.
Omicidio premeditato? Crudele assassinio? Sono vere le accuse di Judith? La commissione disciplinare medica dovrà appurare esattamente questo. L'Olanda non è mica l'America, dove per una diagnosi sbagliata un avvocato ti può rovinare. In Olanda se l'hai fatta grossa, rimedi un'ammonizione o al piú una sospensione di qualche mese.
E davanti alla commissione medica Marc punta esattamente su questo. Sostiene di averla forse fatta grossa, di essere incorso in un grave errore medico come ne capitano tanti nella ricca e un po' distratta Olanda. Non può mica dire la verità! Non può mica raccontare di una villetta con piscina affittata dai Meier, dove la famiglia Schlosser ha trascorso alcuni giorni d'estate, tra abbuffate, relax e amicizia! E di sua figlia Julia, tredici anni e lunghi capelli biondi, ritrovata ferita e in stato d'amnesia sulla spiaggia, la stessa notte in cui Ralph Meier, il donnaiolo dallo sguardo osceno, il sessantenne che in piscina giocava ad abbassare il costume alle adolescenti, era sparito per tanto, troppo tempo!
Dopo La cena, il romanzo in cui un gruppo di adolescenti costringe a scelte drammatiche i propri genitori, Herman Koch torna a descrivere magistralmente il cinismo dei rapporti sociali odierni, l'oscurità e il malessere penetrati nel cuore stesso della famiglia contemporanea.

L'autoreHerman Koch (1953) è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. All'esordio Red ons, Maria Montanelli (1989) sono seguiti Eten met Emma (2000), Odessa Star (2003) e Denken aan Bruce Kennedy (2005). Uscito in Olanda nel gennaio 2009, La cena ha scalato le classifiche sin dalla prima settimana, vendendo in pochi mesi oltre 250.000 copie. Sorpresa editoriale dell'anno, vincitore del Premio del pubblico 2009, il romanzo è stato conteso dalle case editrici di tutto il mondo e verrà pubblicato in undici paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

Titolo: Una notte inquieta
Autore: Albrecht Goes
Traduttore: R. Leiser

Editore: Marcos y Marcos (Collana: Le Foglie)
Pagine: 128 Formato: Brossura
Prezzo: 11,00€
Isbn: 9788871684673

Trama: È una sera di ottobre del 1942.
La locanda di Proskurov è gremita di militari in trasferta. Il pastore venuto ad assistere un condannato a morte deve dividere la stanza con un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. È la guerra, la guerra di Hitler. La notte è nera e tempestosa, la follia nazista e la morte ammorbano l'aria, eppure in quella stanza trionfa la vita. La bella Melanie sale le scale di nascosto e viene ad abbracciare per l'ultima volta il suo capitano. In tre dividono pane e miele, un sorso di caffè vero.  Poi, mentre gli amanti si appartano in un angolo, il pastore si immerge nella storia dell'uomo che verrà fucilato per diserzione: negli atti del processo trova la strada per giungere al suo cuore. E in carcere, più tardi, pastore e condannato si dicono addio come fratelli. All'alba il plotone d'esecuzione si metterà in marcia, l'aereo del capitano decollerà per Stalingrado. Ma in quella notte inquieta sguardi, abbracci, voci e parole uniscono per sempre, e rendono giustizia assoluta.

L'autoreAlbrecht Goes è nato nel 1908 a Langenbeutingen, ha studiato teologia ed è stato ordinato pastore protestante nel 1930. Ha prestato servizio come cappellano militare durante la Seconda guerra mondiale, e nel 1953 ha deciso di lasciare il sacerdozio e dedicarsi alla scrittura. È morto a Stoccarda nel 2000. Figura eclettica di teologo e libero pensatore, ha pubblicato opere poetiche e in prosa. Da Notte inquieta, la più famosa, tradotta in diciotto lingue, sono stati tratti un film e uno sceneggiato televisivo per la bbc.

lunedì 12 marzo 2012

Rubrica: Dorfles consiglia

Buondì!

Finalmente ritorno operativa con gli appuntamenti settimanali, speriamo!
Per l'occasione provo anche una cosa nuova, ovvero la pubblicazione programmata perchè domani (cioè oggi) starò fuori tutto il giorno e sicuramente non avrò la forza di creare il post la sera. Perciò se riscontrate degli sfasamenti temporali me lo dite? Mercì *-*

Come ogni (quasi) Lunedì è arrivato il momento di ripercorrere i consigli libreschi che il nostro caro professor Piero Dorfles dà durante la trasmissione Per un pugno di libri, che ricordo andare in onda la Domenica alle 18 su Rai3. Come ogni appuntamento con questa rubrica però inizio presentando il libro di puntata dato che i libri che il professore suggerisce sono legati in qualche modo ad esso.

Titolo: La stanza del vescovo
Autore: Piero Chiara

Editore: Mondadori (Collana: Oscar Scrittori Moderni)
Pagine: 168 Formato: Brossura
Prezzo: 8,50€
Isbn: 978880448578

Trama: Estate 1946. La guerra è appena terminata e sulle rive del Lago Maggiore si torna faticosamente a vivere. Il protagonista di questo maturo e sapido romanzo di Piero Chiara è un giovane sui trent'anni che solca le acque del lago per diporto; gettata l'ancora nel porticciolo di Oggebbio, viene invitato a Villa Cleofe dall'enigmatico dottor Orimbelli, che lì vive con la moglie, acida e molto più anziana di lui, e la bella cognata Matilde, vedova. Il giovane si sente nel contempo attratto e respinto dal mistero che si respira nelle stanze di quella villa, ma finisce con l'accettare l'ospitalità di Orimbelli. Giorno dopo giorno l'amicizia tra i due si consolida, anche perché entrambi non tardano a riconoscersi come accaniti dongiovanni. Un tragico avvenimento viene però a turbare il clima tranquillo della villa, e quello che fino a quel momento è stato un fine ritratto della vita di provincia assume all'improvviso i contorni del "giallo". Cos'è avvenuto veramente nella darsena? Chi era l'uomo in bicicletta intravisto sulla strada del lungolago?

L'autorePiero Chiara nacque a Luino nel 1913 e morì a Varese nel 1986. Scrittore tra i più amati e popolari del dopoguerra, esordì in narrativa piuttosto tardi, quasi cinquantenne, su suggerimento di Vittorio Sereni, suo coetaneo, conterraneo e grande amico, che lo invitò a scrivere una delle tante storie che Chiara amava raccontare a voce. Da Il piatto piange (Mondadori, 1962), che segna il suo esordio vero e proprio, fino alla morte, Chiara scrisse con eccezionale prolificità, inanellando un successo dopo l'altro.

Titolo: La custode di libri
Autore: Sophie Divry
Traduttore: G. Barbiani

Editore: Einaudi (Collana: Stile libero Big)
Pagine: 72 Formato: Brossura
Prezzo: 10,00€
Isbn: 9788806209209

Trama: «Il fatto è che la gente è sola. Terribilmente sola».
È una querula bibliotecaria di provincia la donna che parla dalla prima all'ultima riga di questo incantevole monologo. Il suo interlocutore è un ragazzo che usa il seminterrato della biblioteca come bivacco notturno. A lui la custode si rivolge mischiando vita privata, libri, invettive. E la confessione di un tenero rapimento verso uno studente di cui però contempla solo la nuca. La sua voce ci arriva sommessa, un po' nevrotica, la voce di una donna ferita da un amore andato male, chiusa in un riserbo che solo i suoi amati romanzi riescono a scheggiare. Li ama, li classifica, li commenta convinta che solo l'ordine monastico della biblioteca è medicina per il caos dei sentimenti e degli uomini tutti. E poi d'un tratto la sua voce si accende e dalla donna autoreclusa nel sottosuolo esce una pasionaria della letteratura, una tenace sentinella del silenzio, che dalla sua misera trincea di provincia difende la vertigine della bellezza letteraria contro il chiassoso vociare della subcultura di massa.
Dal sottosuolo di una biblioteca di provincia, la storia di un'anima ferita dalla vita e dagli uomini.

L'autriceSophie Divry ha trent'anni e vive a Lione. La custode di libri è il suo primo romanzo.


Titolo: Galeotto fu il collier
Autore: Andrea Vitali

Editore: Garzanti (Collana: Narratori Moderni)
Pagine: 396 Formato: Rilegato
Prezzo: 17,60€
Isbn: 9788811681526 

Trama: Lidio Cervelli è figlio unico di madre vedova. Un bravo ragazzo, finché alla festa organizzata al Circolo della Vela non arriva Helga: bella, disinibita e abbastanza ubriaca. Prima che finisca la cena, sono in riva al lago: una notte indimenticabile, in cui le chiappe di Helga rilucono come due mezzelune.
Lirica, la severa madre di Lidio, abile e ricca imprenditrice dell'edilizia, ha vedute molto diverse. Suo figlio deve trovare una moglie «made in Italy», una ragazza come si deve. Magari la nipote del professor Eugeo Cerretti, Eufemia, un ottimo partito con un piccolo difetto: è brutta da far venire il mal di pancia solo a guardarla. Ma forse Lidio ha trovato il modo per uscire dalla trappola e realizzare tutti i suoi sogni: durante un sopralluogo per un lavoro di ristrutturazione, in un muro maestro scova un gruzzolo di monete d'oro, nascosto chissà da chi e chissà quando.
Intorno a questo quintetto e al tesoro di Lidio, un travolgente coro di comprimari. A cominciare dalle due donne più belle del paese: Olghina, giovane sposa del potente professor Cerretti, che fa innamorare Avano Degiurati, direttore della Banca del Mandamento; e Anita, la moglie del muratore Campesi, di cui si incapriccia Beppe Canizza, il focoso segretario della locale sezione del Partito. E poi l'Os de Mort, di professione «assistente contrario», cuochi e contrabbandieri, l'astuto prevosto e l'azzimato avvocato... Immancabili, a vigilare e indagare, i carabinieri guidati dal maresciallo Maccadò.
Tra piccoli e grandi misteri, piccoli e grandi segreti, in un vortice di amori e tradimenti, Andrea Vitali costruisce un'imprevedibile caccia al tesoro, per uno dei suoi romanzi più divertenti.

Chi sposerà Lidio Cerevelli?
La bella e disinibita Helga, che piomba in paese da Zurigo nel giorno più caldo dell'estate? Oppure, come vorrebbe sua madre Lirica, la nipote del professor Cerretti, Eufemia, un ottimo partito ma brutta da far venire il mal di pancia solo a guardarla?
Chi è la più bella del paese?

Olghina, giovane sposa del professor Cerretti, che accende il desiderio del direttore di banca Avano Degiurati? Oppure Anita, la moglie del muratore Campesi, di cui s'incapriccia Beppe Canizza, barbiere nonché segretario della sezione locale del Partito?
Che fine farà il tesoro che ha trovato Lidio? 

Nascosto in un muro, Lidio trova un gruzzolo di monete d'oro, nascosto chissà da chi e chissà quando. Con quel tesoro potrebbe realizzare tutti i suoi sogni... o mettersi in un mare di guai!

L'autoreAndrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008).
Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia.

Titolo: Un giorno d'estate
Autore: John Banville
Traduttore: I. A. Piccinini 

Editore: Guanda (Collana: Narratori della Fenice)
Pagine: 294 Formato: Brossura
Prezzo: 18,00€
Isbn: 9788860886903

Trama: Dick Jewell, magnate dell’editoria nel fiore degli anni, è morto: il cadavere, orrendamente mutilato, giace riverso nell'ufficio sopra le scuderie nella sua tenuta di campagna, il fucile ancora stretto tra le mani. All'apparenza parrebbe un suicidio, ma qualcosa non torna: Diamond Dick, come lo chiamavano i suoi detrattori, non era proprio il tipo da commettere atti inconsulti e non ha lasciato neanche un messaggio di commiato. D’altro canto, nessuno tra famigliari, dipendenti, concittadini e rivali in affari sembra particolarmente affranto per la sua scomparsa.
Per l’anatomopatologo Quirke e l’ispettore Hackett, strappato suo malgrado a un placido pomeriggio domenicale di pesca, il bandolo da dipanare è quantomai intricato, perché tutto ciò che ruota intorno a Jewell e alle sue presunte attività benefiche rivela, a uno sguardo più attento, un lato oscuro, corrotto. E coloro che ne hanno a vario titolo condiviso l’intimità appaiono avvinti in un’inestricabile spirale di odio, vendetta e senso di colpa. Un gorgo che arriverà a sfiorare persino Phoebe, la figlia di Quirke, ancora una volta sua involontaria e preziosa alleata nelle indagini; David Sinclair, lo schivo e ignaro assistente; e in cui rischierà di cadere lo stesso anatomopatologo, fatalmente attratto dall’algida e fascinosa moglie di Jewell, la misteriosa Françoise d’Aubigny. E la verità, inseguita fino a Cap Ferrat, sarà per Quirke la conferma di un presentimento: di chi, pur sapendo, ha scelto di «passare dal lato della notte».

Un branoQuando si sparse la notizia che avevano trovato Richard Jewell con il grosso della testa saltata via e un fucile da caccia stretto tra le mani esangui, pochi, fuori dalla cerchia famigliare, e pochi anche all’interno, ritennero la sua scomparsa ragione di cordoglio. Jewell, noto ai più salaci tra i suoi detrattori come Diamond Dick, era stato un uomo facoltoso. La maggior parte dei soldi l’aveva ereditata dal padre, il famigerato Francis T. Jewell, detto Francie il viveur, già sindaco e proprietario di una serie di giornali di grande successo tra cui lo scurrile e temutissimo «Daily Clarion», il quotidiano più venduto in città. Il vecchio Jewell era stato una sorta di pietra grezza, incline a violente vendette e ostile ai sindacati, ma il figlio, benché altrettanto spregiudicato e venddicativo, aveva cercato di dare lustro alla famiglia con iniziative filantropiche ben pubblicizzate. Richard Jewell era famoso per i contributi a orfanotrofi e scuole per ragazzi portatori di handicap, mentre il Padiglione Jewell dell’ospedae della Sacra Famiglia era all’avanguardia nella lotta alla tubercolosi. In una città assediata dalla povertà e da cronici problemi sanitari, opere come queste avrebbero dovuto fare di Dick Jewell un eroe ma, ora che era morto, molti tra i suoi concittadini si dichiaravano pronti a ballare sulla sua tomba.

L'autoreJohn Banville è nato a Wexford, in Irlanda, nel 1945. Ha pubblicato il suo primo libro, Long Lankin, nel 1970. Altri suoi titoli sono Doctor Copernicus e Ghosts; con Il mare ha vinto il Booker Prize nel 2005.

A domani ^^

lunedì 27 febbraio 2012

Rubrica: Dorfles consiglia

Ed eccomi nuovamente qui per un nuovo appuntamento con Dorfles consiglia, la rubrica dedicata ai consigli libreschi che il professore Piero Dorfles dà durante la trasmissione Per un pugno di libri, che ricordo andare in onda la Domenica alle 18 su Rai3.
Questa settimana gli spettatori da casa hanno sorpreso me ed i due conduttori indovinando ben due definizioni, io dal canto mio continuo a non arrivarci XD
Ma veniamo a noi...
Inizio presentando il libro di puntata, La morte della Pizia (curiosamente pubblicato da Adelphi come il libro della scorsa puntata), dato che, in qualche modo, i libri che il professore suggerisce sono legati ad esso.

Titolo: La morte della Pizia
Autore: Friedrich Dürrenmatt
Traduttore: R. Colorni

Editore: Adelphi (Collana: Piccola Biblioteca)
Pagine: 68 Formato: Brossura
Prezzo: 8,00€
Isbn: 9788845902963

Sinossi: «Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma. La morte della Pizia è stato pubblicato da Dürrenmatt all’interno del Mitmacher nel 1976.

L'autoreFriedrich Dürrenmatt è stato uno scrittore, drammaturgo e pittore svizzero.
La produzione letteraria di Dürrenmatt è sempre stata caratterizzata da una pungente satira e spirito critico nei confronti della società. Oltre a numerosi racconti, fra cui spiccano La morte della pizia, L’eclissi di luna, La panne, Il Minotauro, Natale, sono di grande interesse i romanzi Il sospetto, La promessa, Il giudice e il suo boia, nei quali, attraverso il sapiente utilizzo di trame investigative, intende dimostrare una tesi ben precisa: il caso governa i destini umani. Per Dürrenmatt l’accurata costruzione di una rete chiusa di eventi fittizi nella trama di un romanzo, a maggior ragione romanzo poliziesco, dimostra di non essere un valido specchio del reale e di essere una costruzione intellettuale debole.
Tema centrale nella produzione dell'autore è anche il concetto di giustizia. Per Dürrenmatt il complesso poliziesco-giudiziario, nei suoi meccanismi di indagine e di giudizio, è incapace di cogliere il senso più autentico della verità umana. Ciò che spesso sfugge alla giustizia dei tribunali può essere eticamente condannabile, o viceversa. Il racconto La panne. Una storia ancora possibile è un mirabile esempio di un rovesciamento di situazione del protagonista nei confronti del concetto di giustizia, presente anche in altre opere dell'autore. -Wikipedia-

Titolo: Il disagio della libertà. Perchè agli italiani piace avere un padrone.  
Autore: Corrado Augias

Editore: Rizzoli (Collana: Saggi Italiani)
Pagine: 168 Formato: Rilegato
Prezzo: 15,00€
Isbn: 9788817055079

Sinossi: In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano: per poco meno di metà della nostra vicenda nazionale abbiamo scelto di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all'arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali. Ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Leopardi a Carducci che dichiarava “A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità”, fino a Gramsci che all'arbitrio un individualismo pronto a confluire nelle “cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte”. Per tacere di Dante con la sua invettiva “Ahi serva Italia, di dolore ostello!” e di Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il “particolare”. Con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. L’ultima occasione perduta è stata Tangentopoli, una grande spinta di rivolta contro la corruzione cui non è seguita una stagione di rinnovamento, bensì un periodo tra i più bui della nostra democrazia. Pesa su questo atteggiamento la particolarità di una storia difficile e divisa. Lo spirito civico, infatti, non si improvvisa. La lealtà e l’orgoglio nazionale non si istituiscono per decreto. Ma se c’è un momento in cui avremmo bisogno di una svolta, di un empito d’orgoglio nazionale, è proprio l’attuale. Questo libro, un’indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere, è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere.

L'autoreCorrado Augias è giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Tiene la rubrica quotidiana delle lettere su “Repubblica”. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo I segreti di Roma (2005), Inchiesta su Gesù (con Mauro Pesce, 2006), Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi (2007), Inchiesta sul cristianesimo (con Remo Cacitti, 2008), Disputa su Dio e dintorni (con Vito Mancuso, 2009) e I segreti del Vaticano (2010), tutti pubblicati con Mondadori.

Titolo: Il destino dei Malou
Autore: Georges Simenon
Traduttore: F. Di Lella, Maria L. Vanorio

Editore: Adelphi
Pagine: 200 Formato: Brossura
Prezzo: 18,00€
Isbn: 9788845926570

Trama: In un nebbioso, buio pomeriggio di no­vembre, Eugène Malou si spara un colpo di pistola uscendo dalla casa del conte d'Estier, a cui ha invano tentato di chie­dere un prestito. Tutti, in città (una pic­cola città della provincia francese), pensano che lo abbia fatto perché ormai era rovinato. E da una virulenta campagna di stampa hanno appreso sul suo passato dettagli sordidi, inquietanti. Alla famiglia lo spericolato imprenditore non lascia neanche i soldi per il funerale. Tensioni e rancori non tarderanno a scatenarsi, e ciascuno andrà per la sua strada. L'unico a restare in città sarà Alain, il figlio minore, che non accetta né di andare a vivere a Parigi con la madre, né di condividere con la sorella, una procace giovane donna la cui aggressiva impudicizia lo turba e lo imbarazza, l'ap­partamentino che le ha preso in affitto il suo amante, un noto chirurgo fornito di una moglie e due bambine. Ad Alain toccherà un compito arduo: uscire dall'in­con­sapevolezza in cui ha sempre vissuto, e soprattutto ricostruire un'immagine coerente dell'uomo che è stato suo padre – mettendo insieme gli sparsi tasselli della propria memoria e i racconti di quei pochi che l'hanno conosciuto davvero. Nel corso di quella che sarà al tempo stesso una sorta di indagine e un'iniziazione alla vita, il ragazzo scoprirà non solo quanto possano essere ingannevoli le apparenze, ma anche quale sia la vera ragione del suicidio di Eugène Malou. E saprà di essere, come suo padre, come suo nonno, un autentico Malou. Al­lora, e soltanto allora, potrà andare «incontro al suo destino».

L'autoreGeorges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».

Titolo: Cantami, o mouse. Il mondo di oggi spiegato dagli antichi 
Autore: Michele Mirabella

Editore: Mondadori (Collana: Ingrandimenti)
Pagine: 168 Formato: Rilegato
Prezzo: 17,50€
Isbn: 9788804613022

Sinossi: Nessuno meglio degli antichi riesce a spiegarci il mondo di oggi.
Cleopatra, la regina egizia che ha saputo trasformarsi in un'icona immortale, può insegnarci le regole del marketing più di tanti incravattati consulenti aziendali. Il mito della mela della discordia getta una luce tutta nuova sul matrimonio di William e Kate (e le natiche della cognata Pippa). Venere, che splendida si erge da una conchiglia, dà lezioni di vera bellezza alle scollacciate divette della TV. Le tragedie di Shakespeare ci fanno riflettere sui nuovi mezzi di comunicazione (cosa sarebbe successo se Giulietta avesse avuto il cellulare?). Omero può farci capire come i mass media raccontano la guerra, Giulio Cesare e Alessandro Magno come i politici usano la comunicazione, con illuminanti paralleli fra il nodo di Gordio e il taglio dei nastri. E poi le piramidi e i tronisti, Facebook e il fiume Lete, il Discobolo e Francesco Totti...
Nessuno meglio di Michele Mirabella, il "professore" della televisione italiana, esperto e appassionato di cultura classica e docente universitario di sociologia della comunicazione, poteva fare un libro come questo. Nell'atmosfera divertita di un simposio d'altri tempi, con un'ironia che mai lascia il posto alla seriosità e alla noia, l'autore confronta i grandi miti del nostro passato e le piccole manie della nostra epoca. L'affascinante cortocircuito temporale ogni volta rivela uno spunto, mostra un guizzo, regala un lampo, un sorriso. E una pagina dopo l'altra si scopre l'insospettabile, illuminante attualità della cultura classica.

L'autoreMichele Mirabella, pugliese di Bitonto, è regista, autore e attore di teatro, radio, cinema e televisione (fra i suoi programmi ricordiamo "Elisir", "Cominciamo bene", "Amor Roma" e "Apprescindere"). Docente universitario, giornalista e saggista, ha pubblicato Fare teatro, La lunga vita di Elisir, La più bella del villaggio, Lo spettatore vitruviano e alcuni racconti.

Il libro di puntata ho già deciso che lo leggerò appena migro verso Chieri. Per dieci minuti di macchina mi scoccia veramente tanto chiedere il prestito tra biblioteche. Ebbene si...Faccio occhio all'inquinamento del pullmino che porta i libri alla mia biblioteca sotto casa quindi cerco sempre di richiedere i libri dai paesi più vicini (e nei quali però non vado) e se invece il libro è a Chieri ci vado quando devo fare la spesa.
Anche il libro di Mirabella mi ispira assai, nonostante mi sia venuto il dubbio che sia una mezza cavolata XD Chissà...

A domani ^^

lunedì 20 febbraio 2012

Rubrica: Dorfles Consiglia

Rieccomi ^^

Dunque come sapete questo è lo spazio dedicato ai libri che il il professore Piero Dorfles consiglia durante la  la trasmissione Per un pugno di libri, che va in onda la Domenica alle 18 su Rai3. Mentre mi spinzettavo in modo asimmetrico le sopracciglia ho giocato, rosicato (per chi ha vinto i 55 libri indovinando la definizione ù.ù) e soprattutto ascoltato i vari consigli.
Come sempre parlo prima del libro di puntata dato che, in qualche modo, i libri che il professore suggerisce sono legati ad esso e che in questo caso, come vi ho anticipato ieri, si tratta di Lolita.

Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Traduttore: Arborio Mella G.

Editore: Adelphi
Pagine: 395 Formato: Brossura
Prezzo: 11,00€
Isbn: 9788845912542

Sinossi: «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. «Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. «Dopo trentasei anni, rileggo Lolita di Vladimir Nabokov... Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un’abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica» (Pietro Citati).

L'autoreVladimir Nabokov è stato uno scrittore, saggista, critico letterario, entomologo, drammaturgo e poeta russo naturalizzato statunitense. Scrisse i suoi primi libri in russo, ma fu con i suoi romanzi in inglese che raggiunse la notorietà. L'opera più conosciuta di Nabokov è sicuramente il romanzo Lolita del 1955, spesso citato come uno dei più importanti testi narrativi del XX secolo (e da cui il regista Stanley Kubrick trasse l'omonimo film), seguito nello stesso anno da un altro romanzo scritto in lingua inglese: Pale Fire (Fuoco pallido). Compose altri scritti di argomento totalmente diverso, come alcuni contributi sull'entomologia e sul gioco degli scacchi. -Wikipedia-

Titolo: Blacklands
Autore: Belinda Bauer
Traduttore: Zucchella F.

Editore: Marsilio (Collana: Farfalle)
Pagine: 304 Formato: Brossura
Prezzo: 17,50€
Isbn: 9788831709989

TramaIl bambino voleva trovare la verità. Il killer voleva solo giocare.
Steven Lamb ha dodici anni, e passa il suo tempo a scavare buche nell'Exmoor. Spera di trovare il corpo di suo zio. Sono passati quasi vent'anni da quando il piccolo Billy, allora undicenne, è scomparso, probabilmente vittima del serial killer Arnold Avery, ora in carcere. Eppure, la nonna materna di Steven lo sta ancora aspettando, mentre la famiglia intorno a lei va in pezzi, incapace di superare una perdita così crudele. Per chiudere finalmente i conti con il passato, Steven decide di scrivere ad Avery una lettera anonima, chiedendo indicazioni sul luogo in cui ha sepolto Billy. Ma quando Avery capisce che ha di fronte un bambino, in lui ritorna prepotente l'istinto del killer.

«Una nuova voce nel thriller inglese, davvero brillante. Un tour-de-force psicologico» Guardian
«Il primo romanzo di Belinda Bauer rivela una straordinaria forza d’immaginazione e, vitale nella crime fiction, la capacità di creare paura ed empatia nel lettore» The Independent
«Grande ritmo, personaggi forti e tensione palpabile: Blacklands ha tutto questo. Un esordio straordinario da un autore molto promettente» Bookpage

L'autriceBelinda Bauer, nata in Gran Bretagna, ha vissuto in Sudafrica e negli Stati Uniti, prima di stabilirsi nel Galles. Ha lavorato come giornalista e sceneggiatrice per cinema e tv. Blacklands è il suo primo romanzo, già venduto in 22 paesi, vincitore del Gold Dagger 2010, selezionato come Exceptional Debut da «Publisher’s Weekly» e «Bookseller», tra i 10 titoli imperdibili di tv Book Club nel 2010.

Titolo: Caro sindaco, parliamo di biblioteche
Autore: Antonella Agnoli

Editore: Bibliografica
Pagine: 140 Formato: Brossura
Prezzo: 12,00€
Isbn: 9788870757095

Sinossi: Come l’acqua, le biblioteche sono un indispensabile bene comune che Google non può sostituire. Una società civile ne ha bisogno perché nella crisi sono una risorsa per i cittadini, in particolare quelli più deboli, meno capaci di usare le tecnologie, in difficoltà con il lavoro. Sempre, esse sono una diga contro l’imbarbarimento, un’indispensabile infrastruttura democratica. Questo è il motivo per cui tutti i grandi paesi continuano a costruirne e se ne aprono molte perfino nell’Italia che non legge. Il libro di Antonella Agnoli spiega come si può fare, anche in tempi di tagli di bilanci.

L'autrice: Sul sito della casa editrice non ho trovato la scheda dell'autrice perciò vi lascio il link ad un'intervista che le hanno fatto sul blog Biblioteca di Garlasco.

Titolo: L'iguana non vuole
Autore: Giusi Marchetta

Editore: Rizzoli (Collana: Narrativa Italiana)
Pagine: 300 Formato: Brossura
Prezzo: 17,50€
Isbn: 9788817050906

Trama: La scuola è assediata da un vento gelido.
È partito da Roma ed è sceso prima verso il Sud, a casa mia.
Ha congelato soldi, seppellito edifici, ha coperto la voce dei maestri licenziati. Ci ha fatti scappare al nord. E poi ci ha trovati.
Ce li hanno dipinti così, i professori precari di oggi: arrendevoli, menefreghisti e incompetenti. Invece sono bravi e arrabbiati. Finalmente un romanzo ce li racconta senza indulgenza o pregiudizi, per mostrarci come, in reazione alle ingiustizie di una scuola pubblica che sta cadendo a pezzi, scoppieranno – è solo questione di tempo – l’indignazione, la protesta. Perché Emma, ventotto anni, ha lasciato Napoli per lavorare in una classe a Torino. Non avrebbe voluto: le mancano una città e un amore di nome Gianni. Anziché insegnare latino si trova a seguire il caso di Andrea, un ragazzo autistico che reagisce con violenza alla cattiveria di alcuni professori. E intorno a lei vede solo la rassegnazione di chi accetta contratti impossibili o di chi, arreso, scappa all’estero. Con stupore Emma si renderà conto che è proprio il suo ragazzino pieno di problemi a insegnarle che non bisogna più accettare i ricatti di questo Paese. Contro le crisi di Andrea, infatti, la famiglia le ha suggerito di ricorrere all’iguana, suo immaginario totem personale: se l’iguana non vuole, quella cosa non si fa. Evocare l’animale serve a renderlo innocuo fino a quando, però, il ragazzo non si trattiene più e sfoga la sua rabbia. Così, a fine anno, quando su tutti si abbatterà una serie di ingiustizie pubbliche e personali, Emma maturerà l’idea che un dio in forma d’iguana sarebbe d’accordo nel punire subito i colpevoli di un’Italia che non funziona più. Lei è pronta a seguirlo.

L'autriceGiusi Marchetta nata nel 1982, da Napoli si è trasferita a Torino dove è insegnante di sostegno al liceo. Ha pubblicato le raccolte di racconti Dai un bacio a chi vuoi tu (Terre di mezzo), con la quale nel 2007 ha vinto il Premio Calvino, e Napoli ore 11 (Terre di mezzo, 2009). Questo è il suo primo romanzo.

A domani ^^

mercoledì 15 febbraio 2012

Rubrica: Dorfles Consiglia

Rieccomi qui dopo aver ingoiato una gomma >.>
Questo succede perché invece dei miei soliti due confettini gommosi ne masticavo solo uno, mai cambiare abitudini >.>

Ma veniamo a noi.
Teoricamente oggi sarebbe il giorno della settimana dedicato alla rubrichetta Topo di Biblioteca, ma fino ad oggi ho letto pochissimo a causa dello studio per cui non sono passata in biblioteca se non per consegnare dei libri che avevo in scadenza. Ho quindi deciso di posticipare ad ora la rubrica Dorfles consiglia perché ieri internet ancora non collaborava e mi spiace veramente saltarla un’altra volta (soprattutto a questo giro che ci sono un sacco di gialli *-*)


Riassumo brevemente lo scopo di questa rubrica, un po' come fa la Pivetti quando deve spiegare le regole dei giochi in trasmissione :-P Durante la trasmissione Per un pugno di libri, che va in onda la Domenica alle 18 su Rai3, il professore Piero Dorfles consiglia dei libri che hanno in qualche modo a che fare con il libro di puntata. Libro di puntata che è un doveroso omaggio a Fruttero & Lucentini, il primo scomparso da poco mentre per il secondo sono ormai quasi 10 anni.

Titolo: A che punto è la notte
Autore: Carlo Fruttero & Franco Lucentini

Editore: Mondadori (Collana: Oscar bestsellers)
Pagine: 616 Formato: Brossura
Prezzo: 10,50€
Isbn: 978880430300

Trama: Il commissario Santamaria alle prese con uno sconcertante delitto: l'assassinio di un parroco dalle singolari abitudini...

Gli autoriCarlo Fruttero (Torino 1926-2012) e Franco Lucentini (1920-2002) svolgono da quarant'anni attività editoriale e hanno firmato con la sigla F. & L. numerose opere di saggistica e narrativa, fra cui La donna della domenica (1972), Il libro dei nomi di battesimo (1976), A che punto è la notte (1979), Il palio delle contrade morte (1983), La prevalenza del cretino (1985), L'amante senza fissa dimora (1986), Il colore del destino (1987) La manutenzione del sorriso (1988) Il ritorno del cretino (1992) Enigma in luogo di mare (1991), Incipit (1993), Breve storia delle vacanze (1994) Il nuovo libro dei nomi di battesimo, Il cretino in sintesi (2002).

Titolo: Pesca con la mosca
Autore: Gianni Simoni

Editore: TEA
Pagine: 308 Formato: Brossura
Prezzo: 12,00€
Isbn: 9788850225941 

Trama: Tavernole sul Mella, Val di Ledro, Brescia: i vertici di un macabro triangolo all'interno del quale si consuma una catena di omicidi sconcertanti, il cui solo comune denominatore pare essere l’abito talare indossato ora dai sospettati ora dalle vittime. E l’ex giudice Petri questa volta sembra finirci in mezzo proprio per caso, quando, in un tiepido pomeriggio di fine estate, durante una battuta di pesca con la mosca, s’imbatte in un macabro spettacolo: il cadavere di una giovane donna che galleggia pigramente in un’ansa del torrente nel quale sta pescando. È l’inizio di una trama sempre più intricata, in cui gli omicidi si susseguono a ritmo inquietante; in cui la soluzione un momento appare a portata di mano e subito dopo è ambigua e fuorviante; in cui le acque si confondono in continuazione e assassini e vittime paiono scambiarsi le parti in un gioco perverso. Un’indagine molto scomoda per Petri e Miceli, che, tuttavia, come sempre, non scenderanno a compromessi in nome della giustizia.

«Come Gianrico Carofiglio o Gianfranco De Cataldo, ma con una differenza... Simoni ha lasciato la magistratura prima di inventarsi scrittore.»
Giovanni Cerutti, La Stampa

«Gianni Simoni conferma le qualità già mostrate nei precedenti titoli, spiccando in particolare nel delineare il gruppo di investigatori, ufficiali e no, che descrive con affetto, giusti tocchi d'ironia, persino partecipazione dolorosa se necessario.»
Marco Bertoldi, Giornale di Brescia 

L'autoreGianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Presso la Procura generale milanese ha sostenuto l'accusa nel processo d'appello per l'omicidio Ambrosoli e ha condotto l'inchiesta giudiziaria sulla morte di Michele Sindona nel carcere di Voghera. 

Titolo: Fiat-Chrysler e la deriva dell'Italia industriale
Autore: Giuseppe Berta

Editore: Il Mulino (Collana: Contemporanea)
Pagine: 152 Formato: Brossura
Prezzo: 14,00€
Isbn: 9788815234384

Sinossi: "La questione Fiat-Chrysler, con le sue incognite sul futuro, è la spia di ciò che potrà succedere domani ad altre grandi imprese, chiamate a scegliere fra proiezione internazionale e radicamento nel territorio d'origine. L'esperienza Fiat mostra come la ricerca di una soluzione internazionale possa rivelarsi una condizione di sopravvivenza".

L'alleanza Fiat-Chrysler ha costituito un punto di svolta nel panorama industriale del nostro paese. Sull'orlo del collasso al passaggio di secolo, dopo un difficile rilancio, la Fiat ha colto l'occasione della crisi globale del 2008 per trovare nel legame con la Chrysler la via d'uscita da una situazione altrimenti senza futuro. Ma ciò ha finito col proiettare la nostra maggiore impresa industriale fuori dei confini nazionali, calamitandola nei flussi di una dinamica globale che minaccia il suo ancoraggio al sistema italiano. Il progressivo distacco dall'Italia della sua impresa-simbolo pone perciò interrogativi sulle prospettive stesse del nostro industrialismo. C'è ancora spazio per la grande impresa?

L'autoreGiuseppe Berta insegna Storia contemporanea nell'Università Bocconi di Milano. I suoi libri più recenti sono: "Nord. Dal triangolo industriale alla megalopoli padana 1950-2000" (Mondadori, 2008), "L'Italia delle fabbriche. La parabola dell'industrialismo nel Novecento" (Il Mulino, III ed. 2009), "Eclisse della socialdemocrazia" (Il Mulino, II ed. 2010).

Titolo: La carta più alta
Autore: Marco Malvadi

Editore: Sellerio 
Pagine: 208 Formato: Brossura
Prezzo: 13,00€
Isbn: 9788838926082

Trama: Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, i quattro pensionati-detective di Pineta affondano in questa nuova avventura fra un pettegolezzo, una bevuta e quattro risate, rompendo la monotonia della placida vita di provincia con arguzia e ironia. E dimostrando alla fine che la scienza serve, anche tra i tavolini di un bar.

«Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo», sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume: nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune, Aldo il ristoratore. Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, sono arrivati a dedurre l’omicidio del vecchio proprietario, morto, ufficialmente, di un male rapido e inesorabile. Massimo il barrista, ormai in balìa dei vecchietti che stanno abbarbicati tutto il giorno al tavolino sotto l’olmo del suo bar nel paese immaginario e tipico di Pineta, al solito controvoglia trasforma quel fiume di malignità e di battute in una indagine. Il suo lavoro d’intelletto investigativo si risolve grazie a un’intuizione che permette di ristrutturare le informazioni, durante un noioso ricovero ospedaliero: proprio come avviene nei classici del giallo deduttivo. E a questo genere apparterrebbero, data la meccanica dell’intreccio, i romanzi del BarLume, se non fosse per le convincenti innovazioni che vi aggiunge Marco Malvaldi. La situazione comica dei quattro temibili vecchietti che sprecano allegramente le giornate tra battute diatribe e calunnie, le quali fanno da base informativa e controcanto farsesco al mistero. La feroce satira che scioglie nell’acido ogni perbenismo ideologico. La rappresentazione, umoristica e aderente insieme, della realtà della provincia italiana nel suo localismo, nel suo vitalismo e nel suo eccentrico civismo, incarnata in un paesino balneare della costa toscana, da dove passano e ripassano i personaggi di una commedia di costume in forma di giallo.

L'autoreMarco Malvaldi (Pisa, 1974), di professione chimico, ha pubblicato con questa casa editrice i romanzi della serie dei vecchietti del BarLume (La briscola in cinque, 2007; Il gioco delle tre carte, 2008; Il re dei giochi, 2010; La carta più alta, 2012), salutati da un grande successo di lettori. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (2011, premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), giallo a sfondo storico, con il personaggio di Pellegrino Artusi.



Titolo: La forza del destino
Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda (Collana: Narrativa della Fenice)
Pagine: 378 Formato: Brossura
Prezzo: 18,50€
Isbn: 9788860889638

Trama"Bordelli chiuse il giornale e lo lasciò cadere sul tavolo. Rimase immobile a fissare il vuoto, con aria pensierosa. Da un angolo del soffitto pendeva una spessa ragnatela, e lì accanto un ragno enorme e peloso aspettava che una vittima cadesse nella sua trappola. L’ossessivo tic tac dell’orologio appeso alla parete non bastava a vincere il silenzio, ma s’infilava nei pensieri come un verme nella mela. La vita era strana, a volte. Quando meno te lo aspettavi riusciva a sorprenderti. Il macellaio suicida. Solo lui e Piras sapevano che razza di bestia era Livio Panerai. Un nostalgico fascista, stupratore di bambini, un assassino..."

È la primavera del 1967. L’alluvione di novembre, con il suo strascico di tragedie e di detriti, sembra essersi placata e Firenze comincia di nuovo a respirare. Ma non il commissario Bordelli. Per lui non c’è pace dopo un fatto che gli è successo. Indagando sull'omicidio di un ragazzino, si è scontrato con i poteri occulti della massoneria ed è stato costretto alla resa con un «messaggio» molto chiaro: lo stupro di Eleonora, la giovane commessa con cui aveva appena intrecciato una relazione appassionata, e una lista con i nomi di tutte le persone a lui più care. Sconfitto e amareggiato, Bordelli si è dimesso dalla polizia e ha lasciato San Frediano.
Che altro avrebbe potuto fare? si chiede nel silenzio della casa sulle colline. Continuare a fare il poliziotto sapendo che non sarebbe mai riuscito a mettere in galera gli assassini? Adesso trascorre le giornate cucinando, facendo lunghe passeggiate nei boschi, imparando a far crescere le verdure nell’orto. Il pensiero di quella resa, di quella violenza senza giustizia, però, non lo abbandona. Ma il destino, in cui fino ad ora non ha creduto, gli offre inaspettatamente l’occasione di fare i conti con il passato, e Bordelli non si tira indietro.

L'autoreMarco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. E' autore di racconti, testi teatrali e romanzi, tra cui quelli della fortunata serie del commissario Bordelli. Con Morte a Firenze ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco-La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano.

martedì 24 gennaio 2012

Rubrica: Dorfles consiglia

Ma perchè proprio questa domenica il nostro caro Dorfles doveva dare una caterva di consigli che sono in ritardissimo? XD

Ricordo che questo spazio è dedicato ai libri che il prof. Dorfles consiglia durante la trasmissione domenicale di Rai3 Per un pugno di libri condotta da Veronica Pivetti e da Piero Dorfles. Siccome in un commento Phoebes mi diceva che non sempre riesce a guardare questa trasmissione facendo click sul nome del programma sarete catapultati nel loro sito dove tra le altre cose ci sono le puntate andate in onda ^^ Io baro sempre perchè me le riguardo e sono bravissima nei giochi Caccia al titoloPer chi suona la campanellaFuori gli autori perchè ci gioco già il giorno prima XD
Siccome la prossima puntata cade il 29 Gennaio hanno dedicato quella di ieri al Giorno della Memoria che ricordo essere il 27 Gennaio. 
Come la volta scorsa inizio col presentarvi il libro di puntata per poi passare ai vari consigli (non ne ho trovato uno T.T Domani cerco meglio):

Titolo: Il giardino dei Finzi-Contini
Autore: Giorgio Bassani

Editore: Mondadori (Collana: Oscar classici moderni)
Pagine: 252 Formato: Brossura
Prezzo: 9,00€
Isbn: 978880449599

Trama: Alla vigilia delle persecuzioni razziali contro gli ebrei un gruppo di giovani si riunisce nel giardino della villa ferrarese della famiglia Finzi-Contini. Qui fiorisce il delicato, effimero amore di Giorgio per Micol. Un nostalgico, appassionato ricordo della giovinezza alle soglie del conflitto mondiale.

L'autoreGiorgio Bassani, nato nel 1916 a Bologna, passò infanzia e giovinezza a Ferrara. Antifascista, attivo nella Resistenza, dopo la Liberazione si trasferì a Roma. Redattore e collaboratore di vari periodici, esordì nel 1940 con Una città di pianura. È stato autore di opere di narrativa, poesia, critica ma la sua fama resta legata ai romanzi. Tra le opere: Cinque storie ferraresi (1956, premio Strega), Gli occhiali d'oro (1958), Il giardino dei Finzi-Contini (1962, premio Viareggio), L'airone (1968, premio Campiello). È morto nell'aprile del 2000.


Titolo: I fratelli Ashkenazi 
Autore: Israel J. Singer
Traduttore: Fonzi B.

Editore: Bollati Boringhieri (Collana: Varianti)
Pagine: 760 Formato: Brossura
Prezzo: 19,50€
Isbn: 9788833921846

Trama: Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l’esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell’impero, e tra questi predominano gli ebrei che vi giungono dalla Lituania. La cittadina si sta espandendo, insegnanti e contabili, dentisti e levatrici, tessitori e sarti vi affluiscono, sorgono nuove fabbriche, nelle sinagoghe i rabbini si intonano ai tempi con atteggiamenti genericamente illuministici. Il grembo angusto ma protettivo dello shtetl, fuori del quale il materialismo e il cinismo macinano con indifferenza uomini e tradizioni, si sta rapidamente dissolvendo.
In questo piccolo e operoso mondo, dove il tempo è scandito dal lavoro e dalle pratiche religiose, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, rappresenta la forza naturale e la gioia di vivere, mentre Simcha Meyer, introverso e abile negli affari, riversa la sua febbrile inquietudine nell’imprenditoria. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica, che sfociano in conflitti generazionali e talora nel distacco dalla tradizione dei padri.
Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare con incredibile capacità epica la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata. E con il passo del grande narratore ci attira in una storia dove la tenerezza e la perversione, l’ordine e il caos, le vicende e i personaggi compongono l’imperturbabile rappresentazione detta vita stessa. Tra i grandi capolavori della letteratura yiddish, solo La famiglia Moskat di Isaac B. Singer – fratello minore di Israel –, può essere accostato a questo romanzo appassionante in cui, dipanandosi in un groviglio di esistenze, rivive il mondo formicolante di vita di quella parte dell’Europa che fu la culla del patrimonio umano, linguistico e culturale degli ebrei orientali. Chi oggi voglia conoscere quel mondo legga I fratelli Ashkenazi: che cosa sia stato lo si respira in ogni sua pagina.

L'autoreIsrael Joshua Singer (1893-1944), polacco, fratello maggiore del premio Nobel Isaac Bashevis, esordì nel 1922 con i racconti Perle, in yiddish, e continuò a scrivere in quella lingua anche dopo che si fu trasferito a New York (1933). I fratelli Ashkenazi, ritenuto unanimemente il suo capolavoro, è del 1936. La raccolta postuma di sue corrispondenze per il quotidiano «Jewish Daily Forward», Da un mondo che non c’è più (1946), costituisce una sorta di autobiografia. In traduzione italiana è uscito il romanzo che nel 1932 gli diede il successo, Yoshe Kalb e le tentazioni (1973).


Titolo: Fare gli ebrei italiani
Autore: Carlotta Ferrara Degli Uberti 

Editore: Il Mulino (Collana: Studi e ricerche)
Pagine: 272 Formato: Brossura
Prezzo: 25,00€
Isbn: 9788815234520

Sinossi: Fatta l’Italia, bisognava «fare gli ebrei italiani», ovvero cercare di capire cosa potesse significare essere ebrei e italiani dopo l’emancipazione e l’Unità, che avevano alterato in maniera sostanziale gli orizzonti politici e giuridici, ma an-che simbolici ed emotivi entro i quali le due identità, l’ebraica e l’italiana, erano vissute per secoli. Attingendo a una grande varietà di testi prodotti da rabbini, maestri di scuola, dirigenti delle comunità, avvocati e intellettuali ebrei alle prese con queste nuove sfide, il libro approfondisce temi come integrazione, famiglia, nazione, religione, sioni-smo là dove si intrecciano con le diverse (e in genere non positive) rappresentazioni dell’ebreo circolanti nella cultura dell’epoca. Un contributo originale e innovativo, non solo per la storia dell’ebraismo italiano, ma anche per quella delle idee di nazione, cittadinanza e appartenenza.

L'autriceCarlotta Ferrara degli Uberti è dottore di ricerca in Storia. Collabora con la Scuola Normale Superiore, l’Università di Pisa, l’IHMC (CNRS/ENS) e la Fondazione CDEC.

Titolo: La sposa gentile
Autore: Lia Levi

Editore: E/O (Collana: Tascabili)
Pagine: 212 Formato: Brossura
Prezzo: 10,00€
Isbn: 9788866320685

TramaCon questo romanzo l'autrice della Trilogia della memoria (Una bambina e basta, L'Albergo della Magnolia, L'amore mio non può) firma il suo libro più poetico e ambizioso: mezzo secolo di vita di una famiglia ebraica, in cui paradossalmente la protagonista è una gentile, una non ebrea, che a tutti i costi vuole diventare ebrea.

Mentre fra mille luminarie si festeggia l’arrivo del ’900, Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, fa a sé stesso una promessa per il nuovo secolo: diventare qualcuno e mettere su una solida famiglia patriarcale. Il destino però lo costringerà a giocare con altre carte. L’irrefrenabile passione per Teresa, una contadina cristiana del luogo, lo metterà di fronte all’ostracismo della comunità ebraica. Ma Teresa non vuole che il suo uomo debba soffrire per causa sua. Nell’amore fideistico e assoluto che prova per lui ingloba anche la sua religione: vuole a tutti i costi diventare ebrea.

La storia di questa donna originale e commovente si snoda fino al terribile 1938 delle leggi razziali fasciste, attraverso la ricostruzione avvincente delle vicende familiari, dei cambiamenti politici e di costume dell’Italia

L'autriceLia Levi è stata giornalista, autrice di testi teatrali e di originali radiofonici. Di origine piemontese, vive a Roma, dove per trent'anni ha diretto il mensile "Shalom". Passata alla narrativa, ha scritto molti libri per adulti e ragazzi, riportando numerosi premi, fra cui il Premio Elsa Morante Oper Prima nel 1994, nel 1997 il Premio Castello e nel 2001 il Premio Moravia.

martedì 17 gennaio 2012

Rubrica: Dorfles consiglia


Bonne Soire!

Uh, com’è tardi @.@
Spero di riuscire a pubblicare questo post in mezz’ora, non perché Maria Annunziata mi preme, ma perché domani mattina dovrei tentare di uscire O.O

Nonostante sia tardissimo non posso rinunciare all’inaugurazione della rubrichetta nuova *-* Come dicevo nel post precedente è molto intuitiva per coloro che seguono la trasmissione di Rai3 Per un pugno di libri condotta, quest’anno, da Veronica Pivetti e da Piero Dorfles. Per chi non lo conoscesse sostanzialmente è un gioco basato tutto sui libri dove due classi si contendono il premio finale che altro non è che...libri. Tra una manche e l’altra il prof. Dorfles consiglia alcuni testi per cui io non farò altro che riportare qui i suoi consigli. Lo farei la domenica stessa, ma è la giornata Non solo libri del blog per cui il tutto slitta necessariamente al giorno successivo.
Chi segue la trasmissione si sarà reso conto che inizio con una puntata di ritardo, ma niente panico...I consigli dati l'8 Gennaio li posterò la settimana successiva al termine della stagione.
Inizio innanzi tutto con presentarvi il libro di puntata per poi passare ai vari consigli:

Titolo: Cane e padrone - Disordine e dolore precoce - Mario e il mago
Autore: Thomas Mann
Traduttore: Zampa G. e Mazzucchetti L.

Editore: Mondadori (Collana: Oscar scrittori moderni)
Pagine: 196 Formato: Brossura
Prezzo: 7,00€
Isbn: 978880445104

Trama: Tre racconti ambientati fra la borghesia tedesca degli anni Venti e a Forte dei Marmi, nei primi anni del fascismo. Tre storie brevi nelle quali il grande scrittore tedesco tocca i vertici della narrativa del Novecento.

L'autoreThomas Mann (Lubecca, 1875 - Kilchberg, Zurigo, 1955), scrittore e saggista, è uno dei massimi autori del Novecento tedesco ed europeo. Premio Nobel nel 1929, in contrasto con il regime nazista visse esule dal 1933 prima in Svizzera, poi negli Stati Uniti prima di rientrare a Zurigo nel 1952. Mann si impose all'attenzione del pubblico e della critica con I Buddenbrook (1901) cui fecero seguito altri capolavori quali La morte a Venezia (1912), La montagna incantata (1924) e Doktor Faustus (1947). Tutte le sue opere principali sono nella collezione Oscar.


Titolo: Per mano mia 
Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi (Collana: Stile Libero Big)
Pagine: 316 Formato: Brossura
Prezzo: 18,00€
Isbn: 9788806203429

Trama: Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di Natale in casa Cupiello, dietro l'immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza.
La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull'ingresso, mentre l'uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate.
Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere piú d'uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l'amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre piú in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità.
In compagnia del fidato, ma non privo di ombre, brigadiere Raffaele Maione, che in questo romanzo conquista un deciso ruolo di comprimario. E insidiato nella sua solitudine da una altrettanto inaspettata rivalità tra due giovani donne che piú diverse non si potrebbe. Tra le casupole dei pescatori immiseriti e gli ambienti all'avanguardia della Milizia fascista, una città sempre piú doppia e in conflitto avvolge Ricciardi e Maione in spire sempre piú strette.
Fino allo scioglimento, in una magnifica lunga sequenza ricolma di voci, sapori, odori.
E sangue.


«E invece eccomi qui, rifletté. Di nuovo sulla breccia, come se nulla fosse accaduto.
Come se non fossi morto un altro po', come ogni volta che scopro quanto nera può essere un'anima. Come se fossi ancora vivo».

Il romanzo che inaugura il nuovo ciclo del commissario Ricciardi.
In attesa del Natale, in una Napoli dove si gela di freddo e si muore di fame, familiare e sconosciuta, Ricciardi deve capire le ragioni e le menzogne di un'intera città. Una città che si stende davanti a lui «come un immenso Presepe».
Dove bisogna parlare la lingua dei morti per scoprire ricchezza e miseria della vita.

L'autoreMaurizio de Giovanni (Napoli 1958) ha pubblicato con crescente fortuna da Fandango Libri il primo ciclo del commissario Ricciardi, ambientato nella Napoli del fascismo e composto da Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi (2007), La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi (2008), Il posto di ognuno. L'estate del commissario Ricciardi (2009), Il giorno dei morti. L'autunno del commissario Ricciardi (2010). La serie è tradotta con successo dalla Suhrkamp in Germania, da Payot & Rivages in Francia, da Lumen e La Campana in Spagna. 
Per Einaudi, nel 2011, ha pubblicato Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (Stile Libero Big), con cui inizia il ciclo delle festività, sempre ambientato a Napoli.



Titolo: Il diavolo, certamente
Autore: Andrea Camilleri

Editore: Mondadori (Collana: Libellule)
Pagine: 176 Formato: Brossura
Prezzo: 10,00€
Isbn: 978880461775

Trama: Due filosofi in lotta per il Nobel, un partigiano tradito da un topolino, un ladro gentiluomo, un magistrato tratto in inganno dal giallo che sta leggendo, un monsignore alle prese col più impietoso dei lapsus, un bimbo che rischia di essere ucciso e un altro capace di sconvolgere un'intera comunità con le sue idee eretiche... E ancora: una ragazza che russa rumorosamente, un'altra alle prese con il tacco spezzato della sua scarpa, una segretaria troppo zelante, una moglie ricchissima e tante, tante donne che amano - tutte - con passione, a volte con perfidia, più spesso con generosità.
Ecco i personaggi che, insieme a molti altri, popolano le pagine di questo libro: un romanzo corale sui desideri e i vizi, gli slanci e le bassezze dell'umanità e insieme un perfetto marchingegno a orologeria. Più che perfetto: diabolico.
33 racconti di 3 pagine ciascuno: 333 e non 666, perché questo, come tutti sanno, è il numero della Bestia, e non si discute sul fatto che mezzo diavolo sia meglio di uno intero. Andrea Camilleri ha scritto racconti dal numero di battute incredibilmente congruente, che nel dattiloscritto consegnato alla casa editrice equivalevano esattamente a tre pagine l'uno. In ognuno di essi, il diavolo suggella la storia con il suo inequivocabile zampino: nel bene o nel male, a noi lettori l'ardua sentenza.
Perché questi racconti, oltre a essere irresistibilmente divertenti, sono anche percorsi da una meditazione accanita e sottile sul senso delle umane sorti, del nostro affannarci per mentire o per apparire, della nostra idea di felicità; i due apologhi filosofici che aprono e chiudono la raccolta non sono che il disvelamento di una trama che sottende tutta la narrazione. E che fa di questo libro un assoluto gioiello: non solo una serie di variazioni musicali sull'eterno tema del male e del destino ma anche una "commedia umana" concentrata in pagine di fulminante, contagiosa energia. Perché un dettaglio luciferino può cambiare segno a una vita intera, ma proprio per questo quella vita - sembra dirci sorridendo Camilleri - vale sempre la pena di viverla senza risparmio.

L'autoreAndrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925) ha lavorato a lungo come sceneggiatore e regista teatrale e televisivo. L'esordio come romanziere è del 1978 con Il corso delle cose. Seguiranno Un filo di fumo (1980), La mossa del cavallo (1999), la raccolta di racconti Un mese con Montalbano (1998), Gli arancini di Montalbano (1999), La scomparsa di Patò (2000), Il re di Girgenti (2001), Racconti quotidiani (2001), La prima indagine di Montalbano, Il medaglione (2005), La pensione Eva (2006), Il colore del sole (2007), Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano (2008), Un sabato con gli amici (2009), L'intermittenza (2010). Nella collana "I Meridiani" sono usciti i due volumi delle opere di Camilleri, Storie di Montalbano e Romanzi storici e civili.

Estratto


Titolo: Zone grigie. Conformismo e viltà nell'Italia di oggi.
Autore: Goffredo Fofi

Editore: Donzelli (Collana: Saggine)
Pagine: 226 Formato: Brossura
Prezzo: 16,00€
Isbn: 9788860365576

Sinossi«Siamo in presenza di tre culture: la cultura della destra, la cultura della “zona grigia” e la cultura di infime minoranze non-consenzienti. La cultura di sinistra è morta da tempo. Per fortuna la zona grigia è fatta di cento sfumature. Ma sempre grigia è, nella sua dominante: la zona di chi vede solo con gli occhi del “particulare” e si lascia volentieri dirigere da altri».

Il 2010 non è stato per l’Italia un anno qualsiasi, perché ha finalmente visto incrinarsi il regime berlusconiano. Anche se a questi segnali di cedimento non è sinora corrisposto un risveglio della sinistra, soprattutto di quella ufficiale, che si è fatta complice volontaria o «innocente» del disastro antropologico e morale del paese. Ad agire da detonatore è stata la crisi internazionale
della finanza e dell’economia «globalizzate», che ha indotto il riaprirsi di situazioni di conflitto più radicali delle quali si andava perdendo il ricordo. Poche sono state le voci che, a sinistra, hanno saputo interpretare questo passaggio e in qualche modo annunciarlo. Attraverso i suoi arguti e puntuali interventi sulla carta stampata, nonché in occasione di convegni e incontri pubblici, Goffredo Fofi ha cercato di dar conto, momento per momento, di ciò che si agitava sul fondo, guardando oltre le superfici e incurante di ogni appartenenza e di ogni «opportunismo».
Bersaglio principale i politici, non meno dei giornalisti – che Fofi considera forse più responsabili del nostro disastro – e degli intellettuali, sia quelli che hanno taciuto che quelli che hanno parlato troppo e pensato poco. Ne viene fuori il quadro di una realtà in cui dominano, per la loro assenza, una verità e una giustizia cui in fondo si è finito per rinunciare. Da dove ricominciare? Forse da un atteggiamento solidale nei confronti di coloro che più duramente hanno sofferto dell’ipocrisia imperante – i più poveri e quelli che meno contano – ma anche di coloro che hanno accettato il berlusconismo e se ne sono fatti complici a causa dell’inadeguatezza, degli abbandoni e delle compromissioni della sinistra: la «zona grigia» cui tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo finito in questi anni per appartenere.

L'autoreGoffredo Fofi è una delle coscienze critiche più acute del nostro presente. Animatore delle riviste «Quaderni piacentini» e «Ombre rosse», ha fondato «Linea d’ombra», «La terra vista dalla luna» e «Lo straniero», di cui è direttore. Tra le sue pubblicazioni per i tipi della Donzelli, ricordiamo Amelio secondo il cinema (1994); Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani (1996); I grandi registi della storia del cinema (2008); Zone grigie (2011).


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